NIELLE
ROMANZO
art-felx.com

Nota di revisione

Nielle è un’opera originale di Côme Felx. L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come strumento di supporto alla revisione: correzione, alleggerimento, ristrutturazione parziale e proposte di raccordi narrativi. I personaggi, l’universo, i temi, la voce e l’immaginario del romanzo appartengono all’autore.

Questo intervento mirava a preservare lo stile febbrile e introspettivo del testo, migliorandone al tempo stesso la leggibilità. Non ha cercato di sostituire la scrittura originale, ma di accompagnarla.

CAPITOLO I

Come unico bagaglio, una vecchia valigia appena spolverata. Doveva partire in fretta. Altrimenti tutto si sarebbe sgretolato. La vita gli sarebbe crollata addosso.

Fuori, una pioggia torrenziale si abbatteva sulla città. Cadeva con una violenza quasi personale, come se anche il cielo avesse deciso di spezzarsi. Le gocce martellavano il cofano della Ford, ruscellavano sui vetri, deformavano le facciate e inghiottivano le luci della strada.

Damien piangeva insieme alla pioggia. Le sue lacrime si mescolavano all’acqua che gli scorreva sul viso, e lui non sapeva più bene se fosse lui a svuotarsi o il mondo a traboccare.

Con un gesto insieme negligente e nervoso, gettò la valigetta sul sedile posteriore dell’auto. Portiera sbattuta. Cintura di sicurezza? No. Se ne fregava. Motorino d’avviamento. Distratto, con gli occhi arrossati, offuscati dall’acqua e dalle lacrime, senza nemmeno gettare uno sguardo al retrovisore, fece bruscamente retromarcia.

Un urto sordo.

Qualcosa colpì il retro dell’auto. O forse fu l’auto a colpire qualcosa. Nel frastuono della pioggia non distinse quasi nulla: un’ombra, un movimento, una forma che parve sottrarsi subito alla luce tremolante dei fari. Damien aggrottò la fronte, appena per un secondo. La sua mente, già partita altrove, rifiutò di fermarsi lì.

La pioggia picchiava troppo forte. La sua vista si lacerava sotto i tergicristalli. Il mondo intero non era più che un vetro sporco, un’acqua nera, un labirinto di riflessi. Credette di aver urtato un sacco, un bidone, un ostacolo qualsiasi abbandonato nell’oscurità.

Non insistette.

Inserì la marcia avanti e si lanciò nella strada fradicia. Se avesse guardato con più attenzione, se avesse soltanto trovato il tempo di scendere, forse avrebbe visto ciò che la pioggia tentava già di cancellare.

Avrebbe potuto prendere la metropolitana o l’autobus. In realtà, non sarebbe andato molto lontano. Ma non voleva vedere nessuno.

— Nessuno! Ho detto nessuno!

Quello che chiamava viaggio sarebbe cominciato davvero solo nel momento in cui avrebbe parcheggiato la Ford in una certa stradina. Una via così corta che, senza le facciate delle case da un lato e il parco che la costeggiava dall’altro, l’avrebbero presa per un vicolo.

Con le sue numerose crepe sul selciato, i marciapiedi irregolari e rattoppati da diversi strati d’asfalto; con i cavi elettrici sostenuti da pali di un beige sporco e grigio, usati come vie rapide dagli scoiattoli che vi si avventurano; con le costruzioni variopinte erette prima della seconda guerra mondiale; con il suo unico olmo, così maestoso da far ingiallire prematuramente i pioppi vicini. Tutti gli elementi di questo paesaggio, che egli si proietta addosso, lo maltrattano e confondono la sua concentrazione. Questo scenario mentale gli rende difficile rispettare i semafori che frenano il suo slancio. Uno slancio oltre i suoi ultimi dieci anni, inondati di mortificazioni. Là! … Deve accelerare e attraversare quel decennio, appena attenuato, dimenticando a ritroso. Là! Verso le sue età perdute deve slanciarsi per maturarvi. Lo spera.

Quegli ieri d’altrove, quei personaggi di proscenio, un puzzle spazio-temporale che deve ricreare. Un segmento della sua storia che scorre come i trailer di un lungometraggio in arrivo…

"Presto sui vostri schermi! …(musica)… Più di un film! (una vita) Un dramma di errori al galoppo. Vedrete prossimamente l’indegna storia d’amore di Damien e J…" _ Persino quel nome, Giulietta, carico di passione, gli resta bloccato in gola. Eppure lei non si chiama Giulietta. Né lui, del tutto, Romeo.

— Maledetta merda! Ma sono tartarughe al volante! Questi cretini si sono messi d’accordo per uscire di martedì sera in gita. Levatevi di mezzo, imbecilli guidatori domenicali seduti nei vostri carapaci per lande di bitume! " Vocifera, esasperato dal traffico anormalmente intenso.

Eppure quella congestione parziale gli consente il preludio. Anticipare il decollo. Considerare intenzionalmente il giorno precedente come un trampolino per tuffarsi nel proprio passato, più lontano e meglio. Ridurre il pericolo, evitare l’errore fatale di dimenticare un dettaglio importante.

***

Il giorno prima si era presentato in banca con un’aria angosciata e così nervosa che il cassiere lo aveva preso per un rapinatore al suo primo colpo. Era talmente plausibile che l’impiegato si era perfino permesso di scherzare durante la transazione.

— È per un prelievo, vero? …

…Con o senza firma?

— Scusi? Che cosa intende dire?

— Oh! Non ha importanza! … Una formalità. "

Seguendo la procedura abituale, nel rito affascinante del savoir-faire istituzionale, la mano agile del cassiere confondeva il suo sguardo inesperto, incapace di contare con la stessa rapidità.

— … millecentottanta, milleduecento!

…Ecco, signore!

— È l’importo esatto?

— Desidera un nuovo conteggio?

— No! "

Con indiscrezione cortese, l’impiegato si rivolse al cliente che distribuiva uniformemente i risparmi nelle tasche.

— Immagino che farà spese folli con questo denaro. Una crociera nei canali di Sorel, forse?

— Precisamente un viaggio. — Sì! — La riscoperta dei confini del mio mondo.

— Non capisco.

— Non ha importanza… Una formalità! "

Troppo preoccupato dal modo insolito in cui si sarebbe liberato del suo denaro, rischiò di essere investito da un camion che superava il limite di velocità consentito. Soltanto alcuni bambini che giocavano sul marciapiede notarono l’incidente. Lui, invece, li vedeva prepararsi alle prove della vita. Nessuno choc, non la minima tensione lo aveva distolto dalle sue preoccupazioni.

Mimava l’erranza nel suo vecchio quartiere. In quella zona grigia che un tempo aveva adottato, aggiustava la direzione della marcia in modo da approfittare al massimo dei raggi del sole cocente. Si armava così di una riserva di luce diurna che lo avrebbe spronato in una caccia alla notte. A coincidere con la sua saturazione dei benefici dell’astro fu una sosta. La sua immobilizzazione davanti a una porta dall’aspetto familiare.

Il suo indice, come una freccia, raggiunse il campanello che prendeva di mira. Insistenza! … Perseveranza!

— No! Ma lei esagera! Che cosa vuole?! " Infuriava un uomo sui trent’anni, strappato al sonno dal campanello irritante e amareggiato dalla sfacciataggine di Damien, in visita nei propri ricordi.

— Le porgo le mie scuse. Credo di averla svegliata… Devo parlarle…

— Ma io la riconosco! Non è il vecchio inquilino? Mi ricordo, mi aveva fatto visitare il suo posto, questo alloggio. Lei ha una faccia che non si dimentica. Detto questo senza volerla offendere. Anche se ho una memoria fenomenale! ” Lanciava, beffardo, con un’espressione satirica, l’uomo che dominava la scala.

— “Sorprendente!

— Non proprio, perché, a dirla tutta, l’ho intravista qualche volta aggirarsi per la strada. E pazienza se mi trova un po’ selvatico: potrebbe arrivare al dunque!

— … Avrei una richiesta da farle. Si rassicuri! Non abuserò del suo tempo, glielo prometto.

— Bene…, mi segua! ” Disse l’uomo, che cercava spiegazioni chiare da fornire sul proprio modo di vivere. “Non guardi il disordine, tanto più che sa bene di avermi tirato giù dal letto. Qui non è cambiato nulla, vedrà che il secondo piano è piccolo come prima e che si sentono ancora i vicini sciacquarsi la bocca la mattina e godere il… trallalà. "

Seguendo da vicino il residente, sostenuto dal corrimano a cui si aggrappava, Damien contava e battezzava i gradini con le lacrime. Ognuna di esse, schiantandosi e schizzando sul vecchio legno consumato, si ghiacciava di un pensiero nostalgico. — I riflessi cancellati di una donna. — Nella sua testa emanavano dall’alloggio immagini distorte, grida selvagge, una rabbia mordente e voci laceranti che lo assalivano. Bestie metaforiche lo soffocavano con le loro vecchie minacce. Vertigine abissale! Un gemito si aggrappava alle sue espirazioni, come se il respiro vomitasse miseria.

— Che cos’ha, signore? … Non si sente bene? … Spero che non vomiterà. "

Facendo molti sforzi per astrarsi dal pericolo dei suoi spettri, ma anche per risultare decisamente convincente, si riprese. I suoi occhi mendicavano pietà all’uomo.

— Mi venga in aiuto! Mi sento perduto. Il suicidio mi tiene per la gola… Ho l’impressione di aver smarrito la mia anima. Si è nascosta dietro il sogno o l’amore, … non lo so più! … E davanti a me la morte si diverte ad affannare il mio desiderio di vivere! … La supplico! … Mi aiuti!

— Ma perché io? Lei è pazzo o cosa! " Esclamava, interdetto, l’interlocutore di Damien, al quale la presenza di spirito tornava poco a poco.

— Non mi rivolgo a lei per caso. Questo alloggio in cui abita, lo conosco, ci ho già vissuto. Del resto, lei lo sa…" Si fermò per alcuni secondi, disorientando il dubbio che si insinuava in lui. "Insomma, voglio dire…, sono sopravvissuto qui. Queste pareti racchiudono un segreto che mi appartiene; come una password dimenticata, è inevitabile ritrovarla immergendomi di nuovo in questi luoghi che per me sono stati maledetti. In queste stesse stanze in cui lei vive… la felicità mi ha perduto e proscritto. Riesco appena ad abbozzare l’apparenza della gioia di vivere. Una donna mi ha venduto alla morte! … Mi tenda la mano, signore! "

L’occupante non si muoveva; diventando sempre più flemmatico, tentava di isolare quella commiserazione crescente per poi annientarla con freddezza.

— Mi tenda la mano! " Ripeteva indistintamente. Damien non pronunciava più: piangeva le parole. Crollando in ginocchio, afferrò i piedi dell’ospite per significare che sarebbe stato schiacciato, abbattuto, se avesse dovuto subire un rifiuto.

— Su, si rialzi! … Faccia uno sforzo! Si riprenda. Lei è più forte, e meno bambino di così, … via! " Ripeteva l’uomo, che si vedeva costretto a tendere la mano a quell’essere vile e disorientato che singhiozzava ai suoi piedi.

Ritenendo che le dimostrazioni fossero durate abbastanza, stava per porvi fine espellendo l’importuno, quando sentì il visitatore depositare nel cavo della sua mano un pezzo di carta. Meccanicamente, vi gettò uno sguardo.

— Che cos’è…? Una banconota da cento dollari! Per quale ragione inimmaginabile mi consegna questo denaro, lei che ha l’aria… povera, miserabile? "

Damien vinse a fatica il silenzio. Con sforzo, spiegava con gesti, parole e lacrime che doveva rivivere degli eventi. Ricordarsi di lei. Una donna, una svolta, un grande amore. Ma quella reclusione nel suo passato, quel ritorno all’indietro, doveva avvenire nella solitudine.

— Sono persino disposto a subaffittarle l’alloggio per duecento dollari al giorno. Tutto in contanti, subito. " Rischiò.

— …E… per quanti giorni?

— Non più di quattro, forse cinque. In ogni caso, questo tentativo che mi permetterebbe di ritrovarmi è troppo vitale. A che mi servirebbero i miei risparmi sei piedi sotto terra? — Poco importa! … Ecco mille dollari e, se tre giorni mi bastano, si tenga il resto, come si dice! " Il sognatore recitava il borghese benestante. Temeva che, ammettendo la propria povertà, avrebbe reso scettico l’uomo davanti a lui. Inoltre, la somma serviva solo da esca. Anticipava che un periodo di ventiquattr’ore gli sarebbe bastato per lavarsi dalle proprie sofferenze.

— Bene! Sono d’accordo. Le subaffitto il mio posto. Spero che non farà follie? Voglio dire, lei… farsi saltare… Però devo confessarle che ho commesso una menzogna per omissione. Può fare tutto il baccano che vuole; in questo momento non c’è nessuno nell’edificio. Gli altri quattro alloggi sono vuoti. Quasi tutti sono fuggiti dalla città per le vacanze estive. I Brouillette compresi. Se li ricorda, … i proprietari? — Ci sono solo io, che non avevo abbastanza risparmi per svignarmela. Si può dire che sia il cielo a mandarla! — Oh! Ci penso adesso, non è che non mi fidi di lei… Ma preferirei portare con me i miei oggetti di valore: il televisore a colori, il computer e certi piccoli articoli che mi sono indispensabili.

— Può portare via tutto, se ciò è di suo gradimento. D’altronde, …" Così spiegò al suo buon samaritano interessato che lui stesso avrebbe portato alcune cose, certi oggetti, tutti con connotazioni di ricordi perduti, ma purtroppo troppo vivi.

Quel caso, quell’inatteso nella vita del locatore, quel grande desiderio in quella dello strano subaffittuario non fece nascere alcuna amicizia. Il primo, in ogni caso, era in vacanza e il secondo avrebbe dovuto lavorare su se stesso. Nelle ore seguenti, entrambi si diedero da fare per ricreare una sistemazione provvisoria dei luoghi, traslocando effetti dell’uno presso l’altro. Senza troppi scambi…

***

Finalmente la Ford imbocca la rue de la Paix Glorieuse. Un qualificativo stravagante forgiato in un’altra epoca dalla sua immaginazione smisurata.

Dopo aver parcheggiato l’auto, lasciandosi lentamente colare nel tempo, misurando i propri gesti, comincia a nuotare controcorrente verso le sue rive disseccate. Come imprigionati nella sabbia, simili ad artefatti, i ricordi dei suoi passi gli serviranno da guida.

Tutto si assottiglia e diventa più fragile. La sua mano si contrae sull’impugnatura della valigia, unico intermediario con la realtà. Più avanza verso quella porta che gli era stata aperta il giorno prima, più il presente si attenua, inesistente. — Il futuro? Per il momento, valore ignoto. La conoscenza è legata al passato.

Senza la minima esitazione, afferra la chiave, … la infila nella serratura macchiata di ruggine. La stessa che possedeva, senza maggiore usura, quella chiave che conduceva verso la speranza o la sua fine, avrebbe riaperto ferite.