CAPITOLO VIII
S’insinua, per breve tempo, una tentazione diabolica. Quella di provocare sintomi schizofrenici. Udire, anche solo una parola della sua musa. Rivedere il suo amore anche in trasparenza, come una luce spettrale.
Diventare pazzo o tornarne pazzo? Quello stato di dislocazione mentale gli è indifferente nelle conseguenze. A due passi dalla notte eterna, così desidera, considera che ormai soltanto l’inferno possa sottrarlo alla sua tortura psicologica. All’esterno, quel “falso ordine” che è la città lo turba ancora di più. Incidenti, crimini vari e frustrazioni amplificano lo svolgersi scompigliato di quelle immagini d’un altro tempo che si susseguono, si accelerano e lo molestano allegramente. Le sue stampelle: diario, foto e perfino sdoppiamento si proscrivono da sé. L’inutilità di quegli accessori è evidente, è preso nell’ingranaggio.
— Ma che cosa combina Nielle? … Tre settimane perdute ad aspettare anche soltanto una breve occhiata al suo lavoro! — Mi lascia lì a marcire; a struggermi nell’attesa di un risultato. Incerto. Cerca di isolarmi? E poi al diavolo! … La provocazione si giocherà in due!
Porrei la minaccia di riprendere il documento fotocopiato. Allora, forse, si sforzerà di lavorarci? … Quest’ultimatum la obbligherà a vedermi più regolarmente. Sicuramente. "
Nel momento che giudicò propizio, Damien, nervoso, usciva di casa; poi suonava al terzo, il tutto in pochi secondi. Diretto e senza diplomazia, fu in un lasso di tempo ancora più breve che si rivolse a Nielle. La febbrilità lo aveva reso caustico.
— Ciao! Vengo a riprendere il mio documento. Stai impiegando troppo tempo. Il tuo ritmo rallenta la mia produttività. Ti ritiro la collaborazione. "
Temendo senza dubbio l’atteggiamento quasi aggressivo, Nielle non si difese. Non diede la minima spiegazione.
— Vuoi il tuo documento…? Aspetta! … Vado a prenderlo. "
Fra i due, il silenzio delimitava i pensieri sussidiari e le riflessioni di ciascuno. Poi lei tornò.
— Tieni! Eccolo, il tuo maledetto progetto di “fumettaro” dilettante. Dilettantismo di bassa lega, se mai ce n’è uno! Ciao!
Nielle aveva bruscamente cambiato atteggiamento, e la sua vera conclusione si riassunse in denti digrignati e porta sbattuta.
Damien tornava nel suo rifugio mezzo soddisfatto, mezzo deluso. La vittoria derivava dal semplice piacere di aver visto la sua bella. La delusione, invece, risultava dal suo atteggiamento personale: una grande impazienza, un’irriverenza impudente e infine l’ottusità di non essersi informato del minimo tocco d’ispirazione, anche stucchevole, che Nielle avrebbe potuto annotare.
Già il rimorso lo raggiungeva nelle sue fantasticherie.
— … e se l’opera non conoscesse alcun successo? … E se fosse un flop monumentale? … Causato dalla mia esasperazione! "
Tra quell’errore e i conseguenti tentativi di recupero che avrebbe combinato, trascorsero alcuni giorni carichi di mea culpa.
Solo nella cucina, i gomiti appoggiati sul bordo del tavolo, le mani chiuse a pugno a sostenere la testa pesante di contrizione, uno specchio portatile collocato di fronte a lui; si pentiva, accusandosi delle proprie colpe come in un confessionale davanti al suo occasionale direttore di coscienza, il proprio riflesso.
— Per la vostra penitenza, … le preparerete una torta al cioccolato.
— Eh! … Che cosa?
— Non siamo forse in novembre? Non è forse dello Scorpione? Non è il suo compleanno, in questi giorni? …
— Ma non ho quasi più denaro, in tasca ho appena dieci dollari e le provviste sono esaurite!
— Allora pazienza! Il vuoto del vostro stomaco accompagnerà quello del vostro spirito… Uhm! Che ne dite delle “Fettine ungheresi”? … No! Piuttosto quella famosa ricetta austriaca, la “Sachertorte”! Ne conosco perfino alcuni ingredienti.
— Ah sì! Quali?
— Cioccolato da cucina. Il più zuccherato e molto ricco, naturalmente. Zucchero e uova, e tocco personale indispensabile, pensieri positivi ben amalgamati! "
Dopo aver confezionato con tutta l’attenzione necessaria la torta viennese, attese che l’atmosfera si raffreddasse… per offrirla alla temperatura ideale. Così trascorse un’intera giornata.
I passi di Nielle. I suoi soli contatti lassù, che gli restavano fedeli, lo avvertirono della presenza della sua musa. Questi, egotisti, la tradivano costantemente, spingendo l’inconvenienza fino alla delazione, soddisfacendosi di una sola ricompensa: la volontà di Damien di restare taciturno durante le loro divulgazioni in arabesco.
Senza pensarci due volte, si presentava da lei.
— Buongiorno, Nielle! (traduzione: “Ti amo, amore mio, ma sono un essere stupido!”) Ti ho aspettata tutto il giorno ieri. Non sei rientrata? … (interpretazione: “Merda! Sono forse affari miei?”) Ecco! È una torta per te. È una Sachertorte che ho fatto per il tuo compleanno. Sei dello Scorpione, vero?
— Sì.
— Poiché ignoravo la data esatta della tua nascita e avevo tempo libero…
— E allora!
— Onestamente? … Definirei questa sorpresa ricca. Ricca di rimpianti. — Cerco di farmi perdonare, con lo stesso gesto, tutte le mie vergogne, come quel desiderio lussurioso di dormire con te. Tanto tempo fa! … Te ne ricordi? … Ma soprattutto deploro quella fiducia che ti ho amaramente ritirato.
— D’accordo. Accetto le tue scuse, ma a condizione di prendere soltanto metà della Sachertorte.
— No, Nielle! L’ho preparata per te. Arrivederci e grazie! "
Lo spediva così, felice che l’umore della vicina si fosse placato, anche se mancava d’entusiasmo. Valutava la percentuale di perdono che lei gli avrebbe concesso dal numero di bocconi saporiti che avrebbe inghiottito.
Zoom-in nella testa del sognatore malato, dell’innamorato inappagato. Le immagini si svolgono alla velocità delle sue pulsazioni cardiache.
Le domande? … Nulla di nuovo. — Le risposte? … Aspettare!
Da un sonno all’altro, a ogni apparizione della sua musa, i suoi sogni esplodevano nelle sue notti. Da una realtà all’altra, nella brama delle sue fantasticherie, notti indegne accorrevano a rifornirlo.
Indicazione temporale reale: un secondo. Segnalazione temporale mnemonica: una settimana.
— Qualcuno alla porta!? … È il mio amore che si degnerebbe di darmi un giudizio sulla truculenta sorpresa cioccolatosa? — Shit! — È la silhouette del cuoco. Pazienza! Apro.
Ebbe l’aria sbalordita quando vide Lou tenere tra le mani il piatto nel quale aveva presentato la torta a Nielle. Tanto più che Lou somigliava a quei bambini furbi che sono felici soltanto quando si divertono con i giocattoli degli altri.
— Ciao, Damien! … Era deliziosa la tua Sachertorte. Piuttosto ricca, ma molto buona…!
— …!
— Nielle me ne ha offerto un grosso pezzo; in realtà, molto più della metà, quasi tre quarti. Sua sorella e una sua compagna hanno mangiato l’altra parte. Mi ha detto che, comunque, preferiva dessert molto più leggeri.
Ecco! Devo ripartire. Ecco il piatto! … Davvero eccellente! … Davvero! " concludeva Lou, rigurgitando con un sorriso la soddisfazione di constatare in Damien una delusione considerevolmente più difficile da ingoiare del dessert.
Solo. Momentaneamente sconcertato. Damien guardava il piatto vuoto delle gioie che si lusingava eventualmente di ricevere. Reagendo anormalmente in fretta, come per sfidare la sorte, esclamò rivolgendosi alla sua gatta, che adocchiava l’oggetto credendo di scoprirvi resti interessanti.
— Allora pazienza! Basta torte! Non sono mica un pasticciere, dopotutto. Sarà la grande dichiarazione! Sai che non le ho mai confessato chiaramente i miei sentimenti nei suoi confronti… Ho l’occasione sognata e un mezzo originale per farmi avanti!
Non ho forse un contatto diretto con l’inconscio collettivo perché sono un artista? Non è lei una donna colta, una donna di gusto?
La stuzzicherò sottilmente con un’opera unica, che sicuramente le piacerà. "
Già la sua gatta non lo ascoltava più, preferendo saziarsi di cibo secco piuttosto che dei miagolii strani dell’umano. Lui, invece, persisteva nel suo slancio.
— Semplice nella forma. Sofisticato nel messaggio. Un disegno in bianco e nero. Un inchiostro. Evocare un’atmosfera di pace, di sogno; un rapimento bucolico; un tocco di Damienntismo. Molti dettagli! … Molto raffinati! Forzare la contemplazione.
Fra quattro giorni dovrò averlo terminato, perché sarà il venticinque novembre, giorno di Santa Caterina. Patrona delle zitelle. Nielle non è forse una nubile di più di venticinque anni? — Geniale, Damien! … Una proposta di matrimonio camuffata. Insomma, qualcosa del genere. È rischiare grosso. Come reagirà? "
Evitando di individuare una risposta che avrebbe rischiato di ferirlo, si mise subito all’opera. L’opera sarebbe stata trattata con cura, delicatamente rifinita. (Cinque farfalle svolazzanti intorno a un roseto selvatico; un gatto interessato anticipa la cattura di uno degli insetti effimeri.
Elemento centrale e leitmotiv, Nielle, immaginata…, seduta al riparo dal sole, sotto un albero senza ombra.
Tra le mani tiene un libro, la rappresentazione simbolica del progetto artistico del sognatore. Scritto in minuscolo su una delle pagine aperte: “Ti amo, Nielle!”
In lontananza, sullo sfondo, a sinistra, una baia che invita il mare a sposarla. A destra, una foresta di latifoglie nella quale tutte le avventure diventerebbero possibili…)
Nel viaggio interiore del sognopata, le ore si identificano al filo dei secondi. Rifà la stessa scelta: consegnare quel dono anticonformista nel luogo stesso del nuovo lavoro di Nielle, per sbalordirla senza rischiare la critica e i rimproveri.
Gli stessi gesti, lo stesso tragitto, tutto è meccanicamente identico.
Centro città. Piove! Ogni goccia di pioggia sul suo viso era gemellata a progetti futuri o ad angosce a venire…, quando tutto sarebbe andato meglio o quando tutto sarebbe stato peggio.
Vicino ai grandi magazzini, un edificio per uffici. Il sesto piano comprendeva un padiglione di un’università del quale, d’altronde, erano entrambi laureati. Il luogo preciso, un centro di studi intereuropei.
Nel suo teatro neuronico si analizza; nervosismo intestinale, intuizione tormentata. Nota la propria timidezza mal nascosta, che lo maltrattava mentre si rivolgeva alla receptionist di turno.
— Buongiorno! Nielle, … è… qui?
— È assente per il momento. Che cosa posso fare per lei?
— Io…, io…, avrei voluto incontrarla. Vuole… consegnarle questa busta… contenente un disegno, … per favore!
— Nessun problema!
— Faccia attenzione, la maneggi con cura…, grazie! "
Terminò, suggerendo con un gesto lento la massima precauzione, come se si trattasse di una bomba. Poi ripartì allungando il percorso, modificando il tragitto di ritorno.
Approfittando della pioggia che si precipitava, se ne serviva come di una purga, essudando quelle esitazioni che, credeva, non avrebbero mancato di essere citate dalla segretaria alla reception. Tuttavia, tornato nella sua tana, il dubbio vi si installava insieme a lui. Paranoia o germe d’amore-passione? … Un certo scetticismo lo governava. La busta sarebbe arrivata a giusta destinazione?
Ritenendo che la sfortuna lo perseguitasse nei suoi sforzi di comunicazione con Nielle, decise di aspettarla, di sorvegliare per tutta la giornata dalla finestra finché non fosse tornata.
Traendo profitto da quell’obbligo che si era compiaciuto d’imporsi, continuava a sognarla. Come d’abitudine, a partire da scenari irrealistici, ne ricamava di nuovi. Dalle loro estrapolazioni, ne sublimava l’essenza per poi trasporli in fiaba. Le sue belle storie, se le raccontava e le mimava. Era arrivato alle storie fantastiche quando si rese conto, attraverso rumori delicati, che la sua musa era arrivata. Le sue tenere chimere spesso smerigliavano la realtà, soprattutto se erano provocate dall’ispiratrice recalcitrante.
Nell’eventualità che fiutasse le sue intenzioni, che non si degnasse di rispondergli quando avrebbe suonato alla sua porta, si mosse con precauzione. La tattica fu profittevole; lei aprì. Ma alla vista di Damien, lei attaccava, … fredda come quel mattino delle modalità…
— Ciao! Che cosa vuoi?
— Solo informarmi se hai effettivamente ricevuto una grande busta beige contenente un’illustrazione.
— Sì! Sono arrivata in ufficio subito dopo la tua partenza. Il tuo ascensore scendeva. Il mio saliva! … Si sono presi gioco di me. Sai che avresti potuto aspettarmi? …
— Mi dispiace.
— Va bene! … Grazie per quel disegno, era… molto bello. "
Breve momento di silenzio fra i due. Lei aveva appena emesso un messaggio sotto forma di lapsus; lui l’aveva captato. Un breve istante, senza dirsi nulla, seguito dai consueti saluti.
Tornava a casa, mortificato, interpretando l’imperfetto utilizzato dalla sua musa nel menzionare il disegno. Tormentato, stendendosi sul divano, tese l’orecchio, ascoltò…; sondando, cercando il minimo rumore, identificando perfino i più lievi spostamenti di Nielle.
Il più aspro sarebbe arrivato più tardi. Si sarebbe ingegnato a trovare il modo di contattarla, vederla, sentirla più da vicino senza quel filtro di legno che è il soffitto. Spesso s’informerà della sua presenza. Risposta: assente! Insostenibile, perché identificherà i suoi passi, i più fini di tutti.