CAPITOLO V
L’alloggio è vuoto. Nessuno! … Una passeggiata per sgranchirsi la memoria. Lavoratori e lavoratrici, come circuiti integrati, rispondono al richiamo della pagnotta. Sulle onde A.M., è l’ora degli animatori nervosi. È anche il momento in cui il popolo colombiano, fra gli altri, viene sfruttato al massimo. Ma il male è fatto. Non ci si pensa più, lo si sogna degustandolo…
Nella mente del sognopata, tutto è pretesto al commento. Avanza, gira a sinistra o a destra, secondo il buon piacere dei semafori. Vagabonda. Poi la tensione sale, perché la folla aumenta. Ma non va nel panico, cerca una scintilla.
Con la coda dell’occhio, scruta gli sguardi. Seleziona gli occhi azzurri degli altri e orienta la sua ricerca importuna verso le donne più alte di lui, … di molto.
— Ecco! Finalmente, è lei! … Come sei bella! … No! Non attraversare la strada. Ti prego, torna… — Bah! In ogni caso, non si trattava di Nielle. Non ancora. Un’altra, sempre un’altra.
Le possibilità d’incrociarti per strada sono infime. Dubbie, quelle di riconoscerti. — Abiti a Montreal o all’estero? … Come occupi il tuo tempo, questa mattina? … Come va la tua vita? … Sei ancora viva? — L’incertezza assoluta. Il buio totale!
Dopo tutti questi anni di fuga, volontaria o imposta, potrei identificarti scorgendoti? … — Quasi impossibile! Sarei abbastanza lucido da non trascurare l’invecchiamento sul tuo viso, che come un chador non lascerebbe che i tuoi occhi come indizio? Quella giovinezza ardente fissata nella tua foto, l’unica che possiedo, non turba la mia ragione al punto da farmi immaginare il cliché “giovanile”.
Irrefutabile! Sei sicuramente cambiata. Nessun dubbio, la sola induzione che possa pungolarmi verso l’aspetto effettivo del tuo corpo. Ma queste modificazioni, circoscritte dall’usura del tempo, non frenano i miei slanci quasi smodati. Quelli che mi spingono a scoprire in ogni donna un elemento qualsiasi, un richiamo del tuo essere. Iniquo per lei, ma giusto per le mie fantasticherie.
Eppure devo astenermi dal raccogliere onde smarrite qua e là! Dimenticarti è una priorità. Non mi sono forse fatto questa promessa all’inizio di questa giornata di autoanalisi? … Devo restare calmo. Pensare ad altro.
… Devo comprarmi un nuovo paio di scarpe. Domani? … Dei jeans…
Che cos’è questo profumo che inalo? … Nielle! … No. — Là, più lontano, quella silhouette! … Là, quello sguardo! … Dietro di me, quella voce dolce? … No! … Alla mia destra, la sento. Posso quasi toccarla. Da dove vengono queste sirene che imitano il canto della mia musa? … A che serve, si tratta sempre delle altre; di quelle che le somigliano… Nielle! … Sono io!
Accidenti! … Un manichino in fibra di vetro. Un Rootstein! … Presto, che io rientri, prima di baciare le vetrine! "
Uno scricchiolio secco. Il rumore dello sblocco della porta è identico a quello prodotto dalla sua passione. Si sforza d’imitare i passi leggeri dell’ossessionante nella scala. Nulla da fare! Le sue facoltà mnemoniche vacillano. Non si dirige verso la sua antica camera per piangervi. Troppo diversa da com’era, ne soffoca il ricordo. Si ferma in cucina, in normale disordine; apre la porta sul retro per aerare efficacemente la stanza, troppo soffocante. Troppe pene, troppe nausee fluttuano nell’aria ambiente. Lasciando che la corrente d’aria sciaboli le immagini già rimasticate, torna in salotto a stendersi sul vecchio divano umido di sudori e d’illusorie agonie.
Improvvisamente sensibile ai ricordi delle parole scritte, richiude il diario. Tuttavia non respinge la volontà di chiarire l’origine della sua confusione. La foto della sua “amara-amata” esercita su di lui un sorprendente effetto d’attrazione, inspiegabile quanto uno stato d’ipnosi. Immergendo languidamente gli occhi nel nitrato d’argento, riallaccia i legami con le sue cupe possessioni orfiche.
— Dannata fotografia! … Sono folle al punto di venerare un volto su una semplice tessera d’identità di una studentessa universitaria? Questo documento d’identificazione trovato fortuitamente è forse l’unico dono del caso? Un veleno che Bruce mi aveva consegnato, certo di rendermi felice mentre mi prendeva in giro. In quello slancio d’incoscienza, mi assicurava dell’inutilità dell’oggetto per Nielle, ormai in scadenza. Questo regalo-trappola che fascia le mie piaghe e poi le infetta di nuovo in un ciclo perpetuo! Questa immagine, ora errante nella mia anima, in questo inferno acceso da vane speranze, un tempo sgorgate nel cuore dei miei sogni, è forse l’unico balsamo sul mio castigo? … Quando verrà la liberazione? … In quali circostanze ti rivedrei, musa? … Se? …"
Keine Spiel! … Nessun gioco! … No game! —
Aber eine geibet! … Ma un’orazione! … But a prayer!
— Tu, creatore e maestro d’opera della mia anima! Ascolta questa preghiera che ti recito con lo stesso grado d’emozione del secondo concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninov. Parole e note, in ciascuna si esprime un rimpianto, un tormento. Ma l’orazione completa implora la tua magnanimità.
Esercita il tuo perdono su questa semplice intenzione di usurpare la gloria di Kristos, anche se devo aver fatto trasalire dai limbi, dal nirvana o dal Valhalla Maometto, Buddha e gli altri pretendenti. Ho creduto di essere benedetto dai tuoi disegni soltanto per un breve lasso di tempo.
Ti prego di assolvermi anche se mi rotolavo nell’adorazione lasciva dei canoni dell’attrice bionda; godendo come un demone di profanazioni dalle apparenze necrofile.
Queste colpe, per gravi che siano, non riescono a farmi ammettere questo castigo austero, inumano! … Come accettare di non essere l’eletto, il re del cuore di Nielle?
Altrimenti, obbligami a camminare con il capo chino come un sognatore decaduto, per evitare quegli occhi azzurri su uno sfondo di cielo. Quegli sguardi d’azzurro che trapassano la mia anima, inducendola a vibrare teneramente fino all’apoteosi dei miei umori onirici.
Scongiura questi turbanti incontri di una frazione di secondo che confondono la realtà nel rifugio del dubbio! Mi vedo obbligato a confessare che non si forza l’amore, che può soltanto essere suggerito… Perché ti piaceva scegliere Nielle per dimostrarmelo? Non sarebbe stato meglio sceglierne un’altra, perché io soffrissi meno? …
Amen! "
Istante di tregua. Respiro nullo e, … vuoto momentaneo. Traduzione musicale: silenzi, sospiri e mezze pause su un pentagramma vergine come l’ispirazione intoccabile. La confusione cerca di dominare ampiamente la cronologia degli eventi. L’immagine partecipa alla ricostruzione dei ricordi situando lo spazio-tempo esattamente dove il bene e il male si rintanavano. La carta d’identità funge da diario, più precisa, più dettagliata come pagine illustrate. Un’immagine che vale mille mali… Intorno al sognopata tutto si trasforma. I muri ritrovano gli stessi colori, le stesse decorazioni di quegli anni in cui nacque e si alimentò il turbamento.
— Accidenti a questo fumetto! Com’è stupido eseguire questo lavoro con un pennello appena più grosso di un ago. Mi rovino la vista come se volessi estrarre gli occhi dalle orbite.
È folle obbligarmi a tracciare ogni linea, a determinare ogni forma, a rifinire le texture con la lente d’ingrandimento. Tutta la concentrazione che questo progetto esige è più magistrale di quanto sarà il risultato. Ogni albero possiede le sue foglie ben definite, ciascuna di esse gode delle proprie nervature…
…E… quei passi, lassù, che mi segnalano la presenza di Nielle, mi turbano così facilmente…
Hop! Come direbbe l’altro! — Dimenticare tutto, pensare a una sola cosa, concentrarmi. Fare astrazione da ogni felicità, per quanto dolce sia. Nulla deve derogare al tuo obiettivo culturale, Damien! Né la minima parola, né il minimo passo, né il minimo…
Ah, accidenti! Come posso orientare i miei pensieri su questa superficie bianca, leggermente inchiostrata? … Il prof è da Nielle, e se la fa…!
Venderei tre volte la mia anima per sostituirlo. Tenere Nielle fra le braccia, … accarezzare dolcemente e affettuosamente il suo tenero e sensibile gioiello erettile.
All’ordine! Motivati, sognatore! Assumi il tuo ruolo d’artista, Damien! … Devia senza colpo ferire questa distrazione che ti commuove, con un’altra idea… Ma quale? … Ah, sì! — Per il piacere di pianificare la mia vita, la settimana scorsa ho comprato una mezza dozzina di biscotti cinesi. Saggezza all’orientale avvolta in una morale zuccherata: "I sentieri fioriti non conducono alla gloria." Ecco ciò che menzionava il breve biglietto all’interno del mio primo biscotto. In realtà, tre su sei citavano lo stesso proverbio. E dire che ci sono ingenui che credono all’oroscopo. Almeno me la cavo con un solletico al mio stomaco da Sagittario…
Ci penso…
Nielle si recava al lavoro quando le ho offerto una di quelle leccornie. La sera stessa, incrociandola nella scala, ho capito subito dal suo atteggiamento un po’ freddo: o non aveva gradito la massima, oppure aveva digerito male il dolce asiatico. Eppure il precetto m’importava poco; desideravo semplicemente sentirla citarmi il detto, tanto per stirare il tempo in sua compagnia.
Peccato per la mia insaziabile curiosità. Il suo rifiuto si alleò al suo sdegno nel non augurarmi una buona fine di giornata. Aveva paura di rivelarmi qualche segreto per inavvertenza? … Massima troppo moralista?
Io, stupefatto come quella rana in attesa di essere baciata, sono rimasto immobile, seduto sul gradino centrale della scala, a gracchiare dei "Ti amo!" nel cuore per il resto della serata.
Porcheria!
Quattro ore di lavoro, rovinate! Ancora una macchia d’inchiostro. Guarda, Damien: ciò che vedi sono quei lamenti eccitanti di Nielle, il suo crescendo erotico. Il suo orgasmo è questo inchiostro sparso.
Già finito? Chi scende la scala? Lei o lui? È Jonathan! È il prof! — Ma se fosse Nielle? … — Sempre questo irresistibile desiderio che m’incita a voler approfittare di ogni occasione per ammirarla. Dare un’occhiata o no? … Tanto peggio! Devo nutrire la mia libido delle sue forme deliziose. E ne intensificherò il piacere proiettandomi in una storia senza tempo, come passato e presente in osmosi.
Sono una volta che era…? No, c’era una volta me, che sono… Tanto peggio per questa sempiternia formula introduttiva, la storia è cominciata… qualcuno si affaccia…!
… fu così che Damien ebbe appena il tempo d’installarsi alla finestra per dare l’impressione di oziare già lì. Con aria indifferente, canticchiando, era convinto di non avere alcun talento per la commedia ma doni per la menzogna.
— Testa! Qualcuno s’infila nel portone. Ma chi attraversa questo corridoio che drena gli echi del cortile verso la strada? … Shit! Non è che quel gigolò di pedagogo… Fregato! Mi ha visto! …
— Ciao Damien! Va tutto bene? Allora, si guardano le grosse donnone del quartiere passeggiare sul marciapiede? …
— Io…! Mi rilassavo tra due colpi di pennello. Sto realizzando un fumetto e…
— Bene! — Oh! Già che ci sono, ho un’importante notizia da annunciarti. Trasloco i miei penati. Vado a vivere altrove con la mia fidanzata. Ci sposeremo il mese prossimo! "
Il cuore di Damien si dibatteva, sembrando respingere, ricacciare tutto il sangue da purificare. La musa avrebbe arricchito la vita dell’agganciato; lui si sarebbe visto nell’obbligo di troncare di netto la piacevole soddisfazione di contemplare la sua bella. Nielle avrebbe lasciato i suoi sogni.
— Sta arrivando la mia futura. Oh! Merda! … Che cosa dirle?
— Che cosa non va, Prof?
— Ho appena visto l’auto della mia ragazza imboccare l’angolo della strada. Sono nei guai! … Avevo un appuntamento con lei e ho dimenticato di andarci! — Aiutami, Damien! Se mi chiede il motivo della mia presenza qui, avvisala che sono venuto a trovarti! "
— È lei, la sua fidanzata! … Dunque non è Nielle? " mormorò Damien come un ventriloquo colto da un’improvvisa estinzione della voce.
Fantasioso, il futuro sposo stava per impadronirsi della complicità di Damien per mascherare l’atto quasi adulterino. Per assicurarsi di salvare le prime apparenze, accoglieva la sua graziosa promessa sposa affrettandosi a strapparle un bacio decolpevolizzante, convinto di essere il solo a conoscere la motivazione dell’inganno.
— Damien! Ti presento Dominique, la mia fidanzata. "
Sospettosa, costei non tardò a interrogare Jonathan, che sudava sangue e acqua per nascondere il profumo di Nielle che gli restava ancora appiccicato alla pelle.
— Com’è che sei ancora qui? Non avresti dovuto raggiungermi dall’approntatore mezz’ora fa?
— Scusami, tesoro. Mi sono fermato a vedere l’artista per informarlo del nostro prossimo matrimonio. — E Damien ha insistito per mostrarmi alcune delle sue opere. È un buon disegnatore. Pensa, in questo momento lavora a un fumetto. Abbiamo avuto una lunga discussione su alcuni aspetti della sceneggiatura. Era così interessante che ho omesso di guardare l’ora. Mi perdoni? … Non è vero, Damien? …
— Effettivamente…! Lui ha…! Abbiamo parlato a lungo dell’argomento… È un’idea piuttosto singolare. Se ne avessi l’occasione, Dominique, te ne parlerei, ma… devo lavorare. "
Convinto della propria innocenza, il professore salutava l’artista invitando la sua Dulcinea a seguirlo in auto. Damien, dal canto suo, era stato felice di apprendere che la sua calda e vulcanica musa non si sarebbe allontanata dalla sua vista. Peraltro, non si considerava affatto delittuoso, né minimamente colpevole di essere stato il collaboratore involontario di una tartuferia da scapolo agli ultimi libertinaggi.
E cric, crac, croc, … il racconto non è finito; bisogna proseguirlo. Il mostro se n’è andato, la fata si è rimessa a letto e dorme sui suoi sogni, là dove mi tende le braccia. "
Una sveglia digitale impazzita per un raggio di sole indica le otto e ottantotto minuti. Eppure è metà mattina, non la fine del mondo. Il tempo distorto disorienta il sognopata, che vede i suoi ricordi svilupparsi al rallentatore. Un’esitazione emerge nel procedimento: scegliere tra l’assenza di musica o un sostegno sonoro come asse di liberazione. Il diario indica ventotto giorni dopo all’orologio delle memorie.
(Oggi, 9 agosto
— Dolci tormenti che si spostano qua e là, più in alto dei miei pensieri, proprio sopra di me. Amo udirvi e sorprendervi quando vi posate così felinamente sul parquet. Sogno di massaggiarvi con giusto quel tanto di vigore e di carezze che vi occorrerebbe. Frizionarvi con cura, persuaso che al mio prossimo ascolto mi cantereste in arpeggio di sol la vostra affettuosa riconoscenza.
Mi delizio di questi momenti di confessione, questi racconti delle avventure pedestri di Nielle. Mi cullo nel “farniente”, disteso sul mio divano all’agguato del movimento più sottile, del più eloquente; gli occhi chiusi, in attesa che i suoi piedi mi supplichino di andare a raggiungere colei che li adorna. ")
— Approfittavo delle presenze della mia musa per stanare l’ispirazione. Queste occasioni non sfociavano nella creazione di opere o di ricerche artistiche, pur disparate, ma nell’approfondimento delle fantasticherie. L’innocenza di abbeverarmi, come attraverso le radici, alla vita di Nielle. "
Un testimone. — La riproduzione plastificata, la carta d’identità che denuncia un dilemma. ***