CAPITOLO III
La rapsodia mnemonica e il nervoso verbiloquio della sua voce interiore si sono assopiti. La notte è invecchiata di due ore. Profonde riflessioni, … mutismo benedetto, … ecco Morfeo. Il dormiente si agita. Anche se la fuga nell’inconscio è giusta ma penosa, Damien deve svegliarsi.
Alzandosi fiaccamente, con gli occhi semichiusi, si prepara un caffè e, mezzo addormentato, guarda la propria anima semichiusa. Il silenzio è totale. I pensieri si modulano in verbi. Salgono e scendono nelle profondità del suo subconscio con l’intenzione precisa di lasciarvi la propria traccia. Come se la vibrazione di una parola nelle sue corde vocali, sulla sua gola serrata, potesse rassicurarlo, pronuncia il nome sacro.
— Nielle! "_ "Sto forse diventando pazzo? Distinguo male il presente dal passato.
Già tre giorni da quando il tuo bouquet soave aveva deposto nel mio essere la dolcezza interessata del germe dell’amore; da allora mi perdevo nei miei silenzi, aspettando il ritorno di quella romantica presenza.
La febbrilità degli ultimi ritocchi. Gli ultimi preparativi per la festa non bastavano ad attenuare quell’impressione fiabesca lasciata da un breve passaggio, da un semplice saluto. Anche se la considerevole mole di lavoro che mi restava da compiere mi forniva ottimi argomenti per assentarmi da casa e aggirarmi intorno allo studio, … intorno a lei! Ero svantaggiato! Per mille gesti, numerose direttive, frequenti telefonate agli intervenienti o ai fornitori, non approfittavo che di un solo colpo d’occhio verso il terzo piano o verso la scala. — Non ero riuscito a scorgerla. Nessuna possibilità! — Mettere in piedi questo tipo di evento è tutt’altro che divertimento. Pianificarlo, organizzarlo, significa rimpinzarsi di stress, sudori, discussioni interminabili. Vi si perde energia, denaro, talvolta amici. Al popolino non importa un accidente, purché possa ubriacarsi il giorno stabilito. Tanto peggio! Che la festa cominci!
La celebrazione era stata, fino a quel momento, un vivo successo. Tutto si svolgeva a meraviglia, senza intoppi. Quasi tutti gli abitanti della strada si erano messi d’accordo per travestirsi. Si era avuto diritto ai miscugli più eterocliti. Quelle personalità effimere si esprimevano attraverso un burlesco improvvisato. Come quel falso cardinale che offriva birra a un prigioniero per poi essere gratificato da un solenne calcio nel sedere; quella fata che rideva a crepapelle per le lusinghe di uno dei numerosi cowboy, accompagnato da una contessa spagnola alquanto gelosa, che emetteva senza imbarazzo bestemmie quanto mai latine. Alcuni condividevano i loro costumi già incompleti, altri erano soltanto truccati, ma tutti partecipavano di gran cuore, con quella generosità tipica di chi se la passa male.
A metà serata, si sarebbe persino avuto diritto a uno Zorro atletico. Ma, proprio prima di saltare di tetto in tetto per dare spettacolo, preso dal panico, si ritirava a favore di uno Zorro di ricambio dal ventre così gonfio di birra che i pantaloni, impossibili da allacciare, lasciavano vedere la parte alta delle sue natiche da alcolista. Fortunatamente, la cintura non si slacciò.
Io, per una volta, mi trovavo naturale, perfino bello, nel mio costume da buffone di corte. Il mio travestimento rosso e blu mi concedeva l’impressione di appartenere a tutti e a nessuno nello stesso tempo. Pur sorvegliando lo svolgimento delle attività, mi divertivo come volevo. Per tutti, la libertà era padrona, perché la festa aveva sostituito il quotidiano ansimante.
Mezzo cherubino, mezzo demonio, mi infilavo nella folla
mezzo ubriaco. Euforico, burlone, l’iride turbata dalla cannabis, scherzavo con i vecchi che approfittavano dei loro ultimi minuti prima di andare a dormire. Inventavo buffonate per i bambini che ne ridevano solo per far credere ai genitori che non si stessero addormentando. Divertivo e distraevo i danzatori, i bevitori, gli attivi, i passivi. La musica era indiavolata. Il momentum era al parossismo.
In tasca, più che trucchi, in testa, più che astuzie, l’illusione dell’amore stampato. Comprati a prezzo scontato da una vecchia commerciante del quartiere, piccoli cuori di carta, preincollati, che distribuivo con gentilezza e umorismo, o che applicavo a piacere della mia immaginazione su tutto ciò che si muoveva…
— Scacco all’alfiere! "
Mi paralizzai. Nielle era di fronte a me. Avrei voluto non essere che un soffio e mescolarmi al suo. Reagire? Nascondermi? … Inutile! Mi aveva già cesellato l’anima in forma di abnegazione. Eppure la vita, quella vera, ci agganciava entrambi per il cuore e si faceva beffe di ogni logica.
Intorno a noi, tutto scompariva. La decorazione, le ghirlande, le bandiere gigliate volavano via. La folla, le risate e la musica si omogeneizzavano attenuandosi. ("Perché non vi muovete più, Vostra Altezza? Vi ho offesa? … Oltraggiata? … Siete stupita dall’esuberanza del vostro suddito? … Oppure state vivendo un colpo di fulmine? … Forse? … Proprio come me. Nessun dubbio! ! !
Ecco! Maestà, dal vostro buffone, un cuore su ciascuna delle vostre guance regali, allo scopo di appendermi al vostro collo. Per voi, incantevole regina, reinventerò la passione. Già mi abbevero di questa emozione che vi congela, … la tocco con la punta delle dita…")
"— Nielle! Vieni? … Ce ne andiamo altrove. "
Disappunto! I suoi amici, quel corteo che la seguiva circondandola e proteggendola, non apprezzavano quello stato d’ipnosi in cui eravamo immersi. Gelosia? … Le loro goffaggini eclissavano quella luce divina che, per un istante, ci aveva saldati l’uno all’altra.
— Nielle! … Hai la testa fra le nuvole o cosa? "
L’incanto era definitivamente spezzato. Il suo seguito la trascinava via. Allora la festa mi chiamò attraverso uno spinello; e le nostre società ci acclamavano più lontano, ciascuno dalla propria parte, nei nostri regni distinti. La celebrazione finiva. L’indomani, il popolo doveva tornare alla propria miseria e ai propri furti forzati.
"Gioco! … Game! … Spiel! …"
Delirio improvviso del sognopata nella sua lingua materna, in quella dell’invasore culturale e in tedesco, perché immagina che suoi lontani antenati fossero signori e padroni di un sontuoso castello sulle rive del Reno.
— Ditemi, Herr Doctor! Quali sono i sintomi di questa malattia incurabile che è l’amore?
— Ich glaube! … Entschuldigen Sie! … Caro signor Damien! … L’amore? … Ebbene, si tratta di una sindrome universale. In primo luogo, il malato colpito diventa paralizzato dalla testa ai piedi, il polso accelera, la realtà scompare. Ma soprattutto, caratteristica particolare, il tempo si ferma in un momento preciso!
— Quale?
— Quando lo sguardo dell’uno viaggia voluttuosamente negli occhi dell’altro e viceversa! … Allora i subconscî di queste vittime comunicano a scapito della coscienza di ciascuno, nel linguaggio sovrano dell’anima, questa mistica che è l’amore. Infine, colpo fatale e irreversibile… Apparenza d’idiozia.
Oh! … Mein Herr Damien, che cosa ne pensava vostra moglie?
— Ich weiss nicht! … I don’t know! … Non lo so! "
Il suo universo lo stringe senza strangolarlo. La morte lo sorveglia, per il momento, da lontano. Lui la intuisce. La parola d’ordine: "Fuggire". La musica resta, le parole passano. Cat Stevens su cassetta, perché il disco è consumato dalla stessa intenzione. La follia si gioca anche su una ballata.
— Accanirmi a distruggermi, uccidermi a fuoco lento! Storpiarmi con le parole! Mentirmi. Giocare con la vita per stanchezza. Ne ho abbastanza! … Abbastanza! Scommetto, con il vuoto dell’oblio, tutte le mie possibilità di uscirne. Uno strano torpore serra senza fine il cuore degli esseri isolati, il timore di capirsi smarrendosi nella sollecitudine del silenzio interiore. "
***
L’autoanalisi s’intensifica. Il caffè si è raffreddato, nulla è consumato, nemmeno la pioggia che si prepara a cadere. Il vento tenta discretamente di farsi notare. Il giorno ha udito il richiamo di un pulcino gracile.
— Nielle! L’amore della mia vita! Come un piacevole supplizio, dal suo terzo piano, quel castello dorato, regnava sul mio castello d’If. Ma nulla mi disassava completamente dalla mia ossessione per Marilyn, perché mi drogavo fino a mummificare la mia vita. Mi incatenavo, ostinato, alle allucinanti tossine. Imperturbabile, proseguivo la mia incredibile ricerca dell’utopia.
Tuttavia, lo choc magico della festa e quel profumo di giorni imbalsamati mi disturbavano nei pensieri. All’atelier, da quella stanza che mi serviva da laboratorio mistico e da oratorio consacrato alla star di Hollywood, dall’estate all’autunno, sentivo Nielle vivere delicatamente. Il silenzio, riposandosi sui suoi echi e sulle sue troppo frequenti assenze, era diventato l’incubatore delle mie fantasticherie di solitario.
Ognuno dei suoi passi si travestiva inevitabilmente da parola. Dai suoi andirivieni interpretavo frasi, … come una confidenza. Ognuno dei suoi spostamenti era pretesto per una pausa nel mio lavoro, un fumetto “umoristico-esoterico”. Un rumore, e lasciavo all’inchiostro secco il compito di danneggiare ancora di più pennelli e penne; una voce, e la mia ispirazione si frantumava in mille briciole, abbandonando per ore quel progetto maggiore.
Quando lei era altrove…, mi dibattevo contro i sogni che la sua presenza aveva seminato. Vincitore, mi nutrivo dei loro vuoti; vinto, non esistevo più, vagabondavo come un senzatetto della realtà. Nei momenti neutri, fumavo cercando di riaprire il combattimento, perché la sua immagine mi assaliva su tutti i fronti.
— Che significa questo improvviso fracasso sul pavimento della sua camera? … Qual è l’origine di questo baccano? … La credevo assente! "
Io, il sognatore impossibile, correvo sempre sovraeccitato nei meandri del mio spirito barocco. Il minimo suono e mi smarrivo nei sospiri che rimuginavo, proiettando le azioni e le parole immaginate fino al centro dell’universo. Nella mia immaginazione nulla è impossibile. Più mi allontano da ogni tangibilità, più l’assurdità si segnala e la sua frequenza accelera, fino a fracassarmi il cranio contro il muro dell’assoluto. L’unica importanza: una folgorante verosimiglianza, … quell’acqua viva che è Nielle.
— Che cos’è ancora questo rumore? … Che cosa fa a casa sua? … Un amante geloso l’ha colpita? … È caduta tentando di scavalcare uno dei miei sogni? "
Queste possibilità troppo ordinarie le rifiutavo. Sceneggiavo fino all’esaurimento delle ipotesi plausibili, tutta la notte! Senza stancarmi, senza esaurirmi, frugando nel mio mondo astratto, scavando storie dalle più strampalate alle più spente, dalle più impersonali alle più intime.
Avrei invocato davanti a Mylène la spiegazione abituale di essere sotto l’egida dell’ispirazione pura, incapace di allontanarmi, di lasciare quell’impennata creativa. Se dovevo dormire, avrei dormito all’atelier.
Al mattino, il telefono…
— Buongiorno, Damien. Sono… Nielle! " La sua voce era triste come la mia anima che s’interrogava, inquieta.
— Dei ladri si sono introdotti con effrazione a casa mia, la notte scorsa. Hai notato qualcosa di anormale? … Quei bastardi mi hanno rubato gioielli di famiglia. Un regalo di mia nonna. Attribuivo loro un grande valore sentimentale. Sono… addolorata. — Hai visto qualcosa d’insolito? "
Con le mani contratte sul ricevitore, mi rivolgevo rimproveri immeritati. Il mio senso di colpa traboccava nell’improbabilità, spingendomi a credere che, per ubiquità, avrei commesso io il crimine. Eppure sognavo. Avrei dovuto confessarle che mi crogiolavo nel suo riflesso? … Ma che cosa potevo risponderle?
— Nielle, quel rumore…, dei ladri?
— Hai sentito un rumore, … nient’altro? … E non hai fatto nulla?! "
Da entrambe le parti, le parole si staccavano per evitare di rincarare la confusione.
— Grazie…, … arrivederci…! "
Una conclusione abbreviata che un clic doloroso rifiniva.
Nessun dubbio, diresse i suoi sospetti verso di me. Innocente! Avevo paura di essere accusato… Ahimè, il mio istinto mi annunciava che il biasimo sarebbe stato destinato a me. Rimpianti inclementi. Nondimeno, capisco che il furto è uno stupro della libertà. Il dolore, la rivolta di un’infrazione falsano l’analisi e falciano l’innocenza. La paranoia istantanea allora non risparmia, nei suoi dubbi sintomatici, che se stessi! "
Il pensatore si ferma, anche il vento. La pioggia, appena cominciata, cessa. Solo il sole, che spunta, insegue le nuvole come un forsennato.
— Il pregiudizio della sua disavventura fu la mia perdita. Discolparmi proteggendola. Iperproteggerla per recuperare quella fiducia acquisita in modo così arduo, anche se era trascurabile prima del furto… Era, lì, l’unico modo di scagionarmi.
Al minimo rumore a casa sua, mi informavo della sua presenza. Al minimo silenzio, una violenta inquietudine mi assaliva fino a spezzarmi i nervi. Il lavoro mi disgustava. Non volevo più che ascoltare. Più tendevo l’orecchio, più profondamente Nielle si radicava in ciò che presumevo fosse la mia vita. Il protettore invisibile che mi consideravo non era motivato che dal ristabilimento di una comunicazione normale.
A ogni chiamata, a ogni visita, sempre con brevità, la conferma della sua presenza e il suono della sua voce mi offrivano il riposo del guerriero, la siesta dell’araldo. Più i contatti si accumulavano, più mi affezionavo a lei. Candidamente, a poco a poco, cominciavo a tradire, in pensieri libidinosi, Mylène, mia moglie, e la mia amante spirituale… Marilyn. "
Da quella vecchia valigia che il sognopata si è trascinato dietro, estrae un pacchetto di Camel con filtro. Accendendosi una sigaretta, esamina il celebre dromedario ocra e giallo della confezione. Poi pensa ai cammelli che ha potuto incrociare fino ad allora.
— Percepivo, provenienti dal terzo piano, conversazioni altamente culturali tra Nielle e Jonathan, detto il professore, il suo vicino di pianerottolo, un grande scemo eppure bello. Quello alla moda era lui; lei, era il sospiro dello struggimento. La intratteneva con le sue conoscenze di musica classica e talvolta, come un incantatore di serpenti, le suonava graziose melodie sul flauto traverso. Purtroppo ne suonava così tante e così bene che immaginavo Nielle completamente nuda uscire da un cesto di vimini e, in sinuosi ancheggiamenti lascivi, avvicinarsi a lui per abbracciarlo… per incanto.
Tra l’ascolto di un’opera di un compositore romantico e una delle sue performance sullo strumento a fiato…, schizzavano talvolta dalla sua gola sarcasmi sul mio conto. Aveva forse il presentimento che avrei amato Nielle, da cui l’utilità di ridicolizzarmi?
Mi vedevo ferito dalle sue battute e urtato dalle orribili pause implicite…! Il riso, la commedia, la sua complicità con il professore mi turbavano, mi sconvolgevano; ma non erano un ostacolo alla mia relazione clandestina e insospettabile del momento. "
Nella sua ottica di salvaguardia, nessun rumore ambientale e attuale lo distrae da quelli che sgorgano dal suo passato. In questa casa che non è più la stessa, senza stupore, respira la stessa aria dei suoi trent’anni.
Partire al mattino, tornare solo la sera, poi ritornare verso le sue notti folli… l’aveva vista vivere. Ancora oggi, quasi la sente respirare.
— A quell’epoca mi applicavo così scrupolosamente a tendere l’orecchio che i rumori dei piatti che cozzavano tra loro o una semplice musica di sottofondo a casa di Nielle erano diventati parti integranti della mia routine.
Come un dessert, distintamente dagli altri rumori, mi rimpinzavo degli scricchiolii del letto fremente della bella, tiepido testimone di quegli orgasmi desiderabili. Nonostante l’invidia che mi sventrava dolcemente, assaporavo l’ascolto di quegli istanti di tenerezza e di esaltazioni sonore.
Il mio udito si sviluppava, si esercitava a captare tutto. Dalle raffiche d’autunno alle bufere di neve sul suo inverno, fino al soffio di una certa primavera che, speravo, mi avrebbe permesso di raggiungere i battiti del cuore di Nielle. Privilegio ultimo! "
***
Il sole ha proprio vinto la partita. La notte che se n’è andata applaude debolmente in lontananza questa nuova vittoria di Helios. La luce del giorno chiama alla concretizzazione dei ricordi. Altre rivelazioni di segreti…
— I giorni avendo fischiato i mesi che li avevano raggiunti; fu di nuovo estate. Già un anno da quando Nielle si era installata al terzo piano e scuoteva le mie fragili fondamenta. Io, così poco realistico, zigzagavo sempre di più in costanti fantasmagorie. Quel sogno vivo, palpitante sopra i miei miraggi derisori… Che gioia!
La prima serata calda dell’anno. L’ultima del mese di maggio. Seduto al mio tavolo di lavoro, abbozzavo con noncuranza nuove idee destinate alla prossima festa del quartiere. Distratto dai pori sudati delle mani aggrappate alla carta come ventose, ero sconcertato dal mio desiderio di rivivere gli eventi sentimentali dell’anno precedente.
In quel periodo, con una temperatura a due passi dal soffocamento di una canicola, cogitavo a persiane aperte. Così, al repertorio urbano dei rumori dell’estate si aggiungevano i solletichi incessanti subiti dalla mia concentrazione. Nulla intaccava il mio cuore, che si richiudeva sulle assenze di Nielle. Mi sorprendevo ad amarla di più; e di quegli allontanamenti… desideravo che ciascuno fosse il più breve possibile.
— Un’auto si è appena fermata sulla strada… Sbattere di portiera… Il veicolo riparte… È lei che torna? "
Non verificavo se si trattasse di Nielle, preferendo vagabondare in diversi scenari per sfogliare una tavolozza di esiti differenti.
— Passi nella scala. Sì, i suoi! … Rivelazioni turbanti. I suoi passi sono parole tristi… Ecco! Non capisco! … Contrariamente alle sue abitudini, invece di dirigersi verso la cucina, passa direttamente dalla scala alla camera. I suoi passi mormorano appena, tanto sembra afflitta… Si getta sul letto che la accoglie con le sue lenzuola aperte e consolatrici. "
No! Non sognavo, Nielle era addolorata. Piangeva. M’immaginavo vicinissimo a lei, tentando di confortarla.
— Provo anch’io dolore, perché assumo su di me la tua sofferenza. Questi minuti lividi mi torturano e ciascuna delle tue lacrime diventa una goccia d’acido sulle mie guance calde d’angoscia. Sono vicino a te…, non preoccuparti. Ascoltami soffrire nella tua anima. "
Silenzio. — Non piangeva più, la tormenta era finalmente terminata, come se le mie onde carezzevoli l’avessero rassicurata. Tanto meglio! — Dormiva. Fortunatamente! — La amo! Tanto peggio!
I pianti di Nielle si ossidavano al ritmo dei giorni che si sgranavano nelle mie fantasticherie. Più il tempo filava, più l’ansia mi rodeva. Non era uscita di casa in quella settimana successiva alla sera dei lunghi singhiozzi. Emettendo solo rumori sparsi e leggeri, i suoi lunghi silenzi mi inquietavano. Non riuscivo più a stare fermo. Per il mio equilibrio mentale, tentare di verificare il benessere di Nielle. "Sta bene?" Quella delusione che l’aveva colpita, quella pena di cui ignoro ancora la causa, sembrava aver sconvolto le sue abitudini. Senza esitazione, andai a suonare alla porta della mia bella e aspettai…
— Purché non pensi al suicidio! Non immagino di poter amare due morte! La mia follia ha dei limiti. Come votare la mia arte a due scomparse, Marilyn e Nielle! "
A quel pensiero, mi si aprì la porta come una risposta. Nielle era in cima a quella stretta scala interna. Come un passaggio, dall’aria di case tremanti, i gradini consumati e la debole luce provocavano imbarazzo e timore.
— Buongiorno, Damien!
— Buongiorno, Nielle! … Posso salire un minutino…"
Più avanzavo verso di lei, più tremavo sotto la pelle. La sua lunga giacchetta da notte a larghe barre orizzontali, in toni alternati di blu marino e bianco, stuzzicava la mia libido. Quell’indumento da notte sposava così bene il corpo di quella donna che potevo valutarne il volume dei seni, dei fianchi, delle natiche. Pur sforzandomi di alzare gli occhi, per timore di spaventare la mia interlocutrice, mi rivolsi a lei…
— Mi preoccupavo, Nielle. Non sentivo il minimo rumore da te… o quasi… Va tutto bene?
— Sì! Non preoccuparti per me. Ho semplicemente l’influenza e resto a letto.
— Bene! … Allora pronta guarigione! … Se hai bisogno di un infermiere, fammi un cenno! …"
Rassicurato dalla risata di Nielle che sigillava il breve scambio, tornai a casa tentando di imitare quel prezioso rictus con l’intenzione precisa di calmare i miei sogni. "
***
Dal suo divano, torre di guardia del luogo della sua memoria, Damien esamina gli scaffali della biblioteca. Nella messinscena che precedeva l’inizio degli scavi della sua nebbia, vi aveva riposto due oggetti, indissociabili l’uno dall’altro.
Alzandosi come meccanicamente, sempre lo stesso gesto ripetuto; un cerimoniale, una messa nera di ricordi e di tristi manie, si impadronisce dapprima di una foto logorata dal suo sguardo inasprito. Innegabile incantesimo.
Anche il diario dei suoi viaggi eterici, dalle pagine spiegazzate, macchiate di caffè e di pianti. Cartonato, nero, con qualche foglio mancante e strappato quanto la sua anima. Inoltre è incompleto, perché il suo autore si era compromesso in oziose utopie. Ma lo tiene! … I gesti, i movimenti sono teneri e trattenuti. Sogna di lei.
— In amore, a senso unico…, perché? Qual è la ragione di questa afflizione, di questa degenerazione dei miei sentimenti? Il mio diario mi indicherà anche solo la fonte di una spiegazione? … La via della liberazione? "
Bloccando il respiro fino al bianco, ordina ai polmoni di espirare fino al nulla…; poi respira di nuovo. Come un’intenzione di vivere a ritroso, l’oscuro desiderio di vedersi nascere morendo.
Logicamente, denigrando il caso e la sua irrazionalità, si rinchiude nella cronologia e apre il diario allo svolgimento conseguente dei suoi ricordi.
(-"Oggi, cinque luglio. Domenica. Giorno di separazione…
Cinque del mattino. Ho lavorato tutta la notte. Completo appena la ristrutturazione dei pavimenti dell’alloggio familiare. Approfittando delle vacanze estive di Lysianne, che si diverte in campagna, ho effettuato questi lavori importanti. Insomma! … Ultima tinta, ultima vernice, ultimo soffio di nausea.
Esausto, lasciando pennelli, rulli e scodelle a deteriorarsi; sono partito per ritrovare Mylène all’atelier, dove avevamo installato provvisoriamente il nostro letto. Avendo amoreggiato tutta la notte con il suo amante, selezionato dall’amore tra una coppia di amici, l’angelo è distesa, ma il suo spirito vaga altrove.
Che importanza ha? … Nessuna! … Forse inalo il balsamo dell’infedeltà di mia moglie, ma Nielle esala dalla mia coscienza. — Senza saperlo, la coppia decaduta che siamo diventati dormiva insieme per un ultimo scambio di sogno. Un ultimo risveglio che non fu sgradevole. Fortunatamente!
Prima della sua confessione, della sua rivelazione e della mia abiura, un ultimo divertimento, una semplice distrazione come epilogo. — Un gioco! — Come una canzone puerile di un bambino che impara le prime parole. Un borbottio buffo. — "Ba, ba, bi, bo, bi! Io! Io!"_ Che significa in linguaggio chiaro… "Deposita sulla mia bocca un bacio e prescrivimi la stessa ricetta!"… E ritorno al mittente, e ritorno allo speditore, fino all’esaurimento sensibile delle labbra. Un divertimento magico e inconscio come il desiderio di offrirsi a qualcuno diverso dalla persona baciata.
Doppio stato! Realtà ipocrita! Sono un diavolo d’uomo. Faust e Mefistofele. La vittima e il carnefice. Un fuoco d’inferno in un angolo di paradiso. Dopo questa giornata di sconvolgimento, mi considero crudele, avendo mancato di franchezza, di lealtà e di autenticità.
— Hai fatto l’amore con François, vero?
— Sì! E allora…!
— Vi amate? …
— Sì! Lo amo e anche lui mi ama! Può sorprenderti, Damien…, ma è più di una semplice attrazione fisica. Abbiamo molti punti in comune. Quando discuto con lui, mi sento felice. Tu non comunichi, e poi… non sei più lo stesso.
— Che ne diresti di vivere con lui? … Io prenderei l’atelier e lui si sistemerebbe da noi. "
È il frutto del mimetismo obbligato di diversi anni di vita comune? Lo stupore si è impresso sui nostri volti nello stesso modo, nello stesso momento. Avrò da rimpiangere questa decisione? Possibile, perché già mi rendo conto che la mia impulsività malata ha tracciato un nuovo crocevia. Vite si separano; altre si ricongiungono. La cosa più incongrua è questa nuova strada su cui m’incammino e la speranza che mi unisca a Nielle. ")
Ancora una volta, la verità sciocca, rimprovera. Ferisce, perseguita e consiglia. Per il momento, rileggere il diario si rivela fortuito. Il giorno, lui, non ha smesso di crescere, permettendo alla vita di svelare di queste passioni notturne talvolta assassine.
La doccia rinfresca, il getto è al massimo. Il sognopata si veste senza modificare l’ordine dei suoi tic; nonostante il diario che lo distrae, lo attira come una calamita.
— Quel medesimo giorno…! Che perfetto pasticcione! … E quella maledetta droga, i torti che mi ha causato, le ambasce che ho fatto subire agli altri sotto il mio influsso. Non pensarci più! … Come avrei dovuto reagire?
Cambiare atteggiamento!? … E se la Storia subisse una rettitudine. Napoleone Bonaparte senza la mano destra nascosta! … Sinistra? — Van Gogh morto tra le braccia di una puttana, con entrambe le orecchie al loro posto, … nelle sue tasche? — Marilyn…, un’eurasiatica? …"
Damien riprende il quaderno cartonato nero e bestemmia tentando di rileggersi.
— Ma quanto scrivevo male! Terribilmente! … come una mosca amputata delle zampe e dei geni. Coraggio e decifra! Si tratta della tua stessa merda. "
(-"Domenica, cinque luglio… Bis! …
Metà pomeriggio. Tutto il vicinato è già informato della separazione. I vicini reagiscono peggio di noi. Poco importa! Quella giornata del Signore si annunciava troppo calma per loro. Avendo trascorso la vigilia a cercarsi un argomento di pettegolezzo interessante che non si era ancora presentato, la disgregazione della nostra unione li avrebbe saziati. Trauma superficiale che sarà incontestabilmente parafrasato!
Ma il cuore del dramma risiede soprattutto nell’aver dimenticato di prevedere, Mylène e io, le conseguenze di una separazione su Lysianne, in quel momento felice e spensierata. Tuttavia, essendo i dadi tratti, mi lascerò condurre dal seguito degli eventi.
Ora eccomi solo nello studio. Ho traslocato all’atelier tutto ciò che ho potuto, persino i ricordi lacerati del mio defunto matrimonio. Questo andirivieni, sotto l’occhio circospetto e le domande più insidiose di tutti quanti. Poi, a metà serata, terminato tutto il trambusto, verificando se fossi, quantomeno, sommariamente sistemato, mi sono messo a riflettere, constatando la mia stanchezza e il mio aspetto piuttosto sciupato. Avevo i piedi sporchi, i sandali macchiati da un’inconfondibile inquinamento cittadino; i jeans scoloriti, logori fino alla corda; una volgare T-shirt, una canottiera di colore blu, dalla pigmentazione sfumata dal sudore degli sforzi della giornata. Ero malridotto!
Poi la mia riflessione prese un’altra direzione. Esaminando da lupo affamato il soffitto che mi separava da Nielle, la immaginavo offrirmi, per pietà, una notte in quella camera che tanto mi fa desiderare.
Dopo il consumo dell’illegale, quel falso coraggio in capsula, senza tuttavia prendermi la pena di ripulirmi, andai a suonare alla sua porta. Lei mi apre. Sono completamente sballato, sono sporco e puzzo.
— Posso salire? "
La sua risposta non mi è ancora arrivata che ho già lo sguardo languido e i piedi saldati al terzo pianerottolo. Senza esitazione, le chiedo un caffè. Eccomi già servito.
Verificando se l’atmosfera resta favorevole alla realizzazione dei miei intenti perversi, la informo dell’insolito, di quella rottura improvvisa. Concedendomi il bel gioco di questa situazione, normalmente affliggente, le proclamo in aggiunta l’inizio dell’unione damienntica di Mylène e del suo amante François.
— Concedo loro la mia benedizione; no, non mi colpisce…! "
Con ogni evidenza, le mie parole suonano false, ma la menzogna untuosa sembra convenirmi. Eppure la coscienza me lo concede: la sua bellezza è così grande che, davanti a lei, i peccati capitali si ostinano a migliorarsi. Più la guardo, più la desidero. Questa libertà freschissima di avventurarmi più lontano del semplice ascolto dei suoi spostamenti m’incita a portare alle stelle l’inganno e la concupiscenza.
— Nielle, … io… non so come chiedertelo…? … Ecco! … La conseguenza che mi spaventa di più dell’allontanamento di mia moglie…; io…, è ritrovarmi solo in un letto… ehm! … Capisci, ho paura dello choc! …
— E allora? …"
Percependo il suo dubbio, mi faccio più mellifluo e ancora più fallace.
— … mi piacerebbe dormire con te, solo distendermi… Non temere! … Non voglio fare l’amore! ( ? )… Soltanto, … il tuo corpo a riposo…, come una consolazione!
— No! Non se ne parla! " Questa risposta chiara accompagnava l’offerta di una seconda tazza di caffè. Una gentilezza sorprendente, quasi fuori luogo.
— No! … ehm! … Sono stanco, … devo andare. Grazie per il caffè, Nielle. "
Vergognoso e disarmato, riconoscendo senza confessarglielo il merito di quella lezione, mi sono ripetuto scendendo le scale, a ogni gradino, che il re degli imbecilli vi posava il piede! ")
Al ricordo di quella correzione diplomatica, nonostante tutto, una risata sincera. Prima musica del giorno. Alberi bitonali. Luci e ombre si contendono un territorio fittizio e fluttuante al ritmo dell’itinerario del sole. La città si sveglia appena. È ancora presto.
Di nuovo disteso sul divano, si rifugia nella sua follia come in uno scrigno di tesori traboccante di vecchie immagini classificate in modo troppo ordinato.