NIELLE
ROMANZO
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CAPITOLO VII

Damien giocava alla sentinella nella speranza nutrita di intravedere la sua musa. Coccolando senza sosta la propria pazienza, sceneggiava secondo dopo secondo storie d’amore di cui Nielle e lui erano gli unici eroi. Ricapitolava tutti quei synopsis della sua infanzia per salvarvi la sua bella dagli artigli del drago.

A tarda sera, calmo e sazio dopo aver ingurgitato il suo unico pasto della giornata, riprendeva la guardia, i suoi desideri…

Il cuore gli palpitava: aveva appena individuato l’oggetto della sua ossessione che tornava vicino a lui. — Una lieve delusione. — Lou l’accompagnava.

— Vorrei parlarti dolcemente, Nielle, imitare la voce di un angelo e svelarti tutti questi sogni… Ma vedere Lou una volta nella mia giornata mi basta! Inoltre, sembri taciturna. A quale turbamento immoli la tua gioia di vivere? "

Con l’intenzione di udire chiaramente i passi della sua bella, di interpretarli, Damien si immobilizzava, evitando ogni deconcentrazione che potesse nuocere all’ascolto di quella comunicazione invisibile, di quella comunione clandestina che gli era consueta.

La cadenza anormalmente rapida nella scala esterna gli indicava una certa preoccupazione. Il pestare nervoso, il tempo che lei cercasse e trovasse le chiavi in fondo alla borsetta, traduceva il disagio. L’impatto delle punte delle scarpe di Nielle sui gradini della scala interna era nettamente più significativo. Era esasperata.

Verbalizzando la propria frustrazione dopo qualche grado d’irritazione in più, scaricando l’adrenalina con un violento calcio sul muro divisorio della scala, esclamava: "Lui! … Lui! … Ne ho abbastanza!" Poi, sempre accompagnata da Lou, borbottando parole che credeva inintelligibili per il sognatore, trascinava la propria rabbia in casa.

Quell’aggressività verbale, quel colpo inferto al muro, erano davvero rivolti a lui. Come se, per una frazione di secondo, il tempo di essere ferito, la parete che li separava si fosse volatilizzata.

La salita di quella collera improvvisa risuona ancora sui timpani del sognopata. Come se non avesse smesso di vibrare, per tutti quegli anni, allo stesso choc. L’ego frammentato, la coscienza deforme e tesa come un elastico da un decennio all’altro, si tiene il cranio con entrambe le mani per soffocarne l’eco persistente. E il tempo scorre sempre più prezioso lungo il filo dell’analisi…

— Quale motivo aveva spinto Nielle ad arrabbiarsi impunemente? — Il cuoco le aveva forse riferito il mio sogno modificandone la sostanza, come una ricetta adattata? — Aveva estrapolato un’opinione falsa sulla mia persona? — Considerava quel sogno soltanto una meschina menzogna? … Una provocazione pianificata, un calcolo oscuro che avrebbe perfino previsto la reazione di Lou? … O si era sentita soffocare, invasa dalle mie onde per tutta la giornata. Quei racconti, quelle storie, quelle fantasticherie, le sole carezze che io possa offrirle. "

Con i neuroni sovraeccitati, sopporta male la febbrilità, la fatica e l’aggressività dei concittadini impantanati nell’ora di punta. Quel parapiglia ordinato si esprimeva attraverso tutte quelle vocalizzazioni meccaniche dei piccoli motori e delle potenti macchine. Clacson rauchi e sirene stridenti innervosivano la massa, comprese le vittime da soccorrere. Dalla cacofonia delle stazioni radiofoniche di ogni frequenza, da quella guerra sotterranea di ego che si svolgeva da un veicolo all’altro attraverso i finestrini abbassati. Eppure, grazie a quel tohu-bohu che finirà per riassorbirsi, per mancanza di volontari, sa che il suo subconscio non ha mai tormentato Nielle. Altrimenti, se ne servirebbe all’istante per calmare la società. — (Risorgenza temporanea di un Kristos adirato dal traffico in folla?)

Non potendo farci nulla, malgrado il caldo opprimente, il sognopata chiude le persiane. Il recupero è indispensabile. Per permettere al suo subconscio una negoziazione ottimale fra il sogno curativo e il suo io, si unisce al silenzio di una notte che, come i giorni, delimita i suoi ricordi. Sfiora perfino quella felicità di aver dormito sotto i piedi della sua bella. Un vantaggio insospettato ma tangibile di questo viaggio all’indietro: ogni riposo nel passato gli concede una tregua nel presente.

L’accorciamento dei benefici di questo trattamento illusorio è necessario, anche se altri ricordi lo apostroferanno. Accetta così il suo ego scisso.

Nielle bussava alla sua porta.

— Ciao, Damien! Mia mi ha convinta delle tue qualità d’illustratore. Tuttavia, prima di fermare la mia decisione su un’eventuale collaborazione, vorrei discuterne con un amico che ricevo questa sera… Puoi prestarmi quegli originali che mia sorella ha avuto il piacere di guardare?

— Perché no! Aspetta qui, vado a prenderli. "

Damien non camminava verso il proprio luogo di lavoro per prendervi i disegni: fluttuava verso il proprio passaporto. Temeva perfino che lei l’avesse notato. Così, brontolando sul tempo uggioso dell’autunno, si prendeva qualche istante in disparte per tornare sulla terra.

— Tieni, eccoli! Sono persuaso che li troverai molto piacevoli da scrutare… D’altronde, se possiedi una lente d’ingrandimento, usala. Constaterai molti più dettagli che a occhio nudo.

— Va bene, ti telefonerò. "

Quasi crudele, la giornata si svolgeva troppo lentamente. Venuta la sera, l’arrivo del visitatore, quell’amico di Nielle, innescava il meccanismo dell’angoscia.

Gli indizi abituali permettevano a Damien di seguire lo svolgersi di un’intimità che si accaparrava, dominando così le proprie inquietudini. Le stoviglie che cozzavano, le sedie spostate, i passi di Nielle e inutilmente quelli degli altri, infine i brandelli di conversazione da cui avrebbe brillato soltanto la voce della sua musa.

Terminato il pasto, con stupore l’azione si spostava sui tre piani dell’edificio, nei tre salotti giustapposti. Quello di Nielle, dove lei discuteva amichevolmente con il suo consigliere; quello del sognatore, che tentava disperatamente di seguire i loro commenti soffocati dal volume elevato del televisore dei Brouillette, anche loro nel loro periodo d’ascolto, proprio sotto.

Alla confusione analitica di sopra e al gergo mediatico del primo piano si univa lo squillo del telefono.

— Pronto, Damien! Sono Nielle. Puoi salire qualche istante? Non suonare, devi solo entrare. La porta è aperta.

— D’accordo! Subito! "

Senza prendersi cura di rifinire la barba, né di cambiare vestiti, intenzione o umore, Damien si presentava all’istante, rassicurato dall’invito di Nielle e dalla prossimità dell’opera.

Nella cucina della sua bella, altre due persone sorseggiavano un caffè. Mia, che si faceva discreta, e l’invitato di Nielle.

— Buongiorno, Damien! Conosci mia sorella. Ma ecco Marc, lui è il mio…! "

Non terminava la frase, non aggiungendo altre spiegazioni. Come se desiderasse creare interrogazione, persino inquietudine, nello spirito del sognatore. Senza dubbio c’era riuscita; l’artista rimaneva imbavagliato, senza smettere di ripetersi, di ripensare a quella presentazione: "Lui è il mio…! Lui è il mio…! Il mio cosa? …"

Improvvisamente, tutto scomparve. Si ritrovava, in quel sogno che si svolgeva a Los Angeles, circondato da quelle colonne e da quei veli diafani. E quell’uomo con cui la sua musa danzava si chiamava anche Marc. Una premonizione orribile!

Quella visione di una frazione di secondo si era svolta fra parole che Nielle continuava a snocciolare.

— … e poi, dopo questa discussione con Marc, ho soppesato i pro e i contro. Scelgo dunque di collaborare, ma a certe condizioni! … "Sine qua non!" Devi lasciare libero corso alla mia immaginazione. Non voglio alcuna costrizione creativa. Quanto alle altre modalità…, te ne informerò più tardi.

— Che cosa devo risponderti? Mi fido pienamente di te. Potrai maneggiare a tuo piacimento lo scenario già esistente. A rischio di sembrare pretenzioso, ero talmente convinto della tua associazione che ho portato un documento fotocopiato affinché tu possa lavorare più comodamente. Quando prevedi di cominciare?

— Non lo so, ma lasciami il tempo.

— Benissimo! Vi lascio. Buona fine serata! "

Dopo aver chiuso la porta dietro di sé, verificò se l’avesse fatto davvero. Perché nulla sembrava più separarlo dalla sua musa. Neppure quel nuovo venuto, di cui lei taceva il tipo di relazione. Tutto ciò che contava in quell’istante era quel ritocco che Nielle avrebbe apportato al testo, mentre lui avrebbe visionato nella propria immaginazione un altro genere di scenario…

Il sognopata, segnato fra l’altro dalla storia delle sue attese, s’interroga in silenzio. Quelle sequenze della memoria in cui la sua bella non è né vista né udita, le chiama buchi neri. Da un vuoto all’altro, consulta la reminiscenza dei propri ricordi di allora per distrarsi. Chiudendo gli occhi senza doversi concentrare, rivede Nielle camminare, parlare o salire la scala. La ammira alla maniera di una rivista che si sfoglia.

Nondimeno, quei buchi neri, deve riviverli. Sono anelli importanti di quel turbamento che lo incatena.

— Nielle! Dammi un segno di vita, comincio a farmi un sangue marcio! … — Nessuna notizia, nessuna informazione sulle sue idee, neppure lo iota di una parola! Non è tanto l’incertezza sull’evoluzione del testo a scombussolarmi, quanto questa mancanza di speranza di percepire il suo calore. È un’illusione sentirmi vibrare silenziosamente in sua presenza, lei che ridà respiro alla mia vita? E quei passi turbanti che agiscono come ammiccamenti avvertendomi di un’eventuale visita, non sono che una lunga serie di falsi allarmi. "

Smarrito nei suoi silenzi, tutto deperiva. Risvegliato dai passi di Nielle, tutto scintillava. Vivacemente, aveva rimesso ordine nel disordine dell’alloggio. Invano, ogni volta, perché lei continuava sempre dritto.

Una gioia mancata, un colpo di mazza sulle sue illusioni. Ma il morale tornava rapidamente; le pulizie erano fatte.

— Inevitabili queste chiamate stordenti! Del resto, nient’altro che questa soluzione tiepida per rassicurarmi.

— …Buongiorno, Mia, sono Damien! Tua sorella è lì?

— No! È uscita!

— Puoi dirle che sono inquieto? … Sono fermo nella progressione del mio lavoro perché non ho ancora ricevuto il suo testo.

— D’accordo, Damien! Ti prometto di trasmetterle il messaggio. Le suggerirò perfino di venire a vederti domani. Sei rassicurato? …

— Sì, grazie infinite, buona giornata, Mia! "

Depositando dolcemente il ricevitore sull’apparecchio, per telepatia, questa volta, gratificava Mia della sua generosità, della sua delicatezza e soprattutto del suo ascolto con pensieri fantasiosi.

***

Il sognopata esamina le fessure che corrono lungo i travetti, sola risposta ai suoi numerosi messaggi mentali. Cinicamente, per il sognatore malato che si rammenta, quelle crepe evocano quest’altra fenditura che tentava di colmare del suo meglio: il suo matrimonio spezzato. Spesso, durante le assenze di Nielle, per cambiarsi le idee e rimettersi a nuovo, come diceva, rendeva visita alla famiglia ricostituita. Mylène, François e Lysianne.

Trascinava il proprio male, ma il dovere lo trascinava. Per il bene di tutti, ma soprattutto per quello di sua figlia, desiderava mantenere e migliorare l’esperienza stabilendo le migliori condizioni relazionali possibili. Si sentiva lacerato in quel contesto, con l’ambivalenza delle emozioni situata tra il rimpianto del divorzio e il suo amore per Nielle.

Spesso, del resto, si intratteneva con Mylène, la giusta consigliera dei suoi rapporti inediti, di quegli sviluppi sconcertanti con la vicina di sopra. Altrettanto sirena ma più concreta, quella, di quell’altra attigua ancora più in alto… Marilyn.

Ognuno dei suoi ritorni all’atelier si punteggiava di una dichiarazione d’amore soffocata…

— Damien è tornato, amore mio! "

Poi, secondo la fonte dei rumori, si installava là dove l’ascolto avrebbe generato le migliori elucubrazioni spirituali.

— Ho l’intuizione che sei lassù, Nielle. Sento i tuoi preziosi passi.

Ma che cosa fa Lou Jobim in smoking sul mio balcone posteriore? Sarebbe già diventato il tuo amante e, per delicatezza, ti aspetterebbe come lo farei io, addolorato, interrogandosi sull’assenza di un tappeto rosso nella scala. Accidenti! … La curiosità mi punge in ciò che ho di più sensibile: la logica. Il miglior unguento per alleviare l’intrigo è la raccolta d’informazioni. "

Senza aspettare, Damien usciva a raggiungere il cuoco che cogitava ad alta voce su un semplice procedimento di pulizia dei suoi utensili.

La porta che conduceva al terzo era aperta e lasciava vedere quella scala ripida. Quel passaggio stretto attivava un trauma nel sognatore. Latente simbolo di disperazione.

Evitando di dare l’impressione di ficcanasare, Damien abbordava il fenomeno culinario comunicandogli i propri dubbi esistenziali, facendo a meno di menzionargliene la fonte reale, la loro vicina comune.

Pretensiosamente ispirato dal suo abito mondano, in un lampo di genio, il cuoco risolveva subito l’angoscia di Damien.

— Sai, quando si è sull’orlo del baratro, è meglio buttarcisi! … Se ne esci, raggiungi i bordi della scogliera e hai l’impressione di esserne uscito definitivamente. Se non te la cavi, ti riprendi in un’altra vita. "

Stupefatto dall’asserzione di Lou ma ancora lucido, Damien s’informava abilmente della ragione che giustificava un’eleganza così ufficiale.

— Ci prepariamo ad andare a una degustazione di piatti sichuanesi…

— Noi?!

— …Sì, Nielle e io. Vi incontreremo gente del jet set. Ho perfino investito in biglietti da visita quanto di più chic, di più "in" ci sia, per impressionare quei membri dell’alta società. La presenza di Nielle non mi nuocerà…

… D’altronde, eccola! … Nielle, vieni? …

Essendosi fermata la conversazione, la strategia risiedeva nel silenzio delle constatazioni interiorizzate di Damien.

— Ma perché non scende? Da dove mi trovo, non posso scorgerla. — Che cosa fa immobile in cima alla scala? Lo sguardo di Lou e i leggeri scricchiolii sull’ultimo gradino mi indicano chiaramente che è davvero lì! — Quale motivo ha lui per nascondermela a ogni movimento suscettibile di rivelarla? Geloso, la tiene per sé. "

Nulla a che vedere? No! Senza alcun dubbio ammirevolmente bella e seducente, ella aureolava. Damien non capiva più nulla. Normalmente, quell’illusione sorgeva solo nelle sue fantasie più sublimi.

Grazie alla facoltà di spogliarsi del corpo per mezzo dell’immaginativa, da spirito a spirito, la descriveva, la incensava.

— È questo il significato di brillare per la propria assenza? … Distinguo una luce serafica provenire dal luogo in cui ti rintani, serena e calma come un dolce mattino. Stilosa e slanciata, ti esponi fieramente in un elegante abito da sera in raso nero, dalla lunga scollatura profonda e dorsale che ti arieggia fino ai reni. Nobile, sfoggi al collo una collana inestimabile come un privilegio, un gioiello di famiglia che avresti ritrovato. La più ammaliante delle cortigiane a quel party alla moda sarai tu!

Grazie, Nielle! Grazie di farmi vivere un momento così stranamente indimenticabile. Questa luce fiabesca sarà inespugnabile dalla mia anima, anche se tu ti sottraessi ai miei occhi per l’eternità. "

La delusione di non ammirare la musa fuggire verso le sue conquiste sociali non lo scosse, perché aveva appena superato le apparenze.

— Buona serata, Lou, rientro. Oh! Saluterai Nielle, … d’accordo? "

Quella notte dormì pochissimo. Entusiasta di ciò che aveva percepito la vigilia, ma soprattutto di Nielle che si sarebbe avvicinata a lui, al mattino. Una vera visione e una realtà ben viva. Nielle, scintillante, avrebbe illuminato la sua giornata.

Eppure, al risveglio, sorsero dubbi. Era dovuto al suo ascendente Cancro? A una luna nera iperattiva? O stupidamente a una penuria di biscotti cinesi! … Domande insensate.

Orientando la propria creatività verso la ricerca di un aspetto presentabile, moderatamente fresco, Damien diventava sempre più nervoso. La causa percepibile: il caffè; quella effettiva: la perplessità sull’esito del colloquio. Poi…! Finalmente, Nielle si presentava alla sua soglia con tre colpi delicati alla porta.

— Buongiorno! Entra, ti prego. Siediti! "

Banco? … Banchisa! — Mai l’aveva sentita così fredda, così lontana, così altezzosa. Conseguenze della riunione borghese? … Con un disdegno evidente, auscultava la sedia che Damien le aveva indicato. Usò soltanto il bordo del sedile, come se, avendo meno contatti, meno legami si sarebbero stabiliti e meglio ne sarebbe uscita. Mirava forse a distruggere un potere di seduzione diabolico degno di un Rasputin, del quale evidentemente l’artista non era dotato?

Poi lo affrontava, con un filo glaciale nella voce.

— Bene! " (Come un avvertimento)

— Sono qui per regolare quegli altri dettagli sulla mia collaborazione. " I suoi occhi erano privi di luce. Non batteva ciglio. "Per prima cosa! … E voglio che sia chiaro e netto fra noi…, identico a un rapporto d’affari e nient’altro! " insisteva. "Capito? … Se mi accorgo che sviluppi sentimenti qualsiasi nei miei confronti, abbrevierò immediatamente la mia cooperazione. Hai afferrato? …"

Imperturbabilmente, motivato dalla necessità del momento, ricorse al massimo alla debole percentuale di pragmatismo concessagli dalla sua personalità. Con aria ingenua, anche se ignorava i possibili talenti di scrittrice di Nielle, stimandone tuttavia la grande erudizione, tentò di sviarla attaccando il cuore dell’argomento.

— Hai cominciato a lavorare? … A redigere? …

— No! … Non davvero… Ma credo di avere un’idea più originale della tua. Piuttosto che immaginare una strega che diventa fata, scegliamo la strada inversa. Una fata che si erge a strega lungo lo scenario. — Bene! … Va bene? … Vado. Ciao! "

Senza una parola in più, lasciava la stamberga dell’illustratore, omettendo di enumerare gli altri articoli dell’intesa. — Beato! — Damien, perplesso, rimaneva seduto a guardarla tristemente andarsene, poi proseguiva quel questionamento intrapreso prima dell’arrivo della sua bella.

— Perché sei stata così distante, Nielle? Perché? … Sono ripugnante! Ma sono forse lebbroso?

In fondo, è normale presentarsi con questa intenzione risolutamente professionale. — Era necessario stordirmi con quel sottinteso, quel "e nient’altro!"?

Non ti avrei assalita o peggio, violentata! Inoltre, mi hai ferito estirpando, strizzando da questo scambio ogni sentimento umano; tu, improvvisamente stoica e immutabile.

Nel tuo breve discorso, hai sottovalutato l’amore che potevo già provare per te! Gli obiettivi del tuo comportamento, con ogni evidenza pianificati e deliberatamente adottati per raffreddare i miei ardori futuri, si annientano. Ti ho rivista. Ho sentito di nuovo quel profumo che, come una dolce brezza di giugno, coronava il tuo corpo. Ti rivedrò e tu coprirai, con tenere impressioni, le mie fantasticherie di quella fragranza che nella mia anima ti diventa sleale. "

Questo ricordo consumato “on the rocks”, con troppo ghiaccio, non promette nulla di buono per i seguenti. Muto, il presente si cancella a vantaggio di un passato volubile. Quella freddezza di Nielle l’aveva raggiunto a un grado insospettabile.

Con l’immagine che ci si fa di uno zombie, il sognopata afferra un pennarello che l’attuale inquilino aveva lasciato in giro su uno dei tavolini a incastro. Il più piccolo. — Avendo completamente dimenticato che l’alloggio non era più suo, traccia due larghi segni neri su una parete libera del salotto. Due linee verticali, due marchi che figurano due giorni d’attesa. Due interminabili giornate senza scorgere Nielle. Prigioniero del suo amore, annegato nel maelstrom delle sue fantasie; l’immagine di una strega dalla pelle di fata decora ormai la galera dei suoi ricordi, evocando in lui lo spirito di una cella tappezzata da un unico “centerfold” smisurato.

Il sognopata si appresta a tracciare un’altra linea, quando pensa alla terza giornata…!

Prolungando nel quarto caffè il piacere del primo sorso del mattino, Damien riceveva una visita imprevista. La sua straordinaria collaboratrice accompagnata dal “maître-chef” che apriva subito la conversazione.

— Ecco l’artista! … Ti riporto questa antologia sull’umorismo che mi avevi prestato. L’ho apprezzata molto! … Soprattutto quel capitolo sull’umorismo nero, più precisamente…"

Lou parlava, descriveva, scoppiava a ridere spruzzando saliva un po’ dappertutto.

La forma dell’analisi letteraria? … Damien la ignorava. — Il soggetto che gli stava a cuore era lì, davanti a lui. Nielle illuminava di nuovo.

Intorno? … Il vuoto quasi totale. La voce del cuoco subiva un’illusoria estinzione. La realtà fuggiva, scappando con il mobilio! Se la realtà era fuggita, il sogno aveva fruttificato. — Nessuna parola. Di fronte a lei, Damien delirava mentalmente.

— Amo i tuoi occhi, Nielle. Il mio sguardo vi nuota. No! … Vi annega, vi si dibatte. Essi esaltano, suggeriscono implicitamente una passione devota e devoluta alla tenerezza. Un oratorio! — Amo i tuoi capelli ricci. A proprio agio, le mie dita vi danzerebbero sempre, lentamente, sfiorandosi nelle stesse curvature, vacillando nel contatto leggero del cuoio capelluto. — Amo le tue labbra né sottili né carnose. Sono voluttuosamente comunicative. A riposo invitano al bacio; in movimento attizzano un pericoloso braciere. Allettanti come la tua vita! Se il destino ti avesse dato esistenza nel secolo del Rinascimento, quel periodo di risveglio artistico sarebbe stato più grandioso e ancora più significativo. Boltafrio avrebbe saputo dipingere il riflesso più intimo della tua anima. Ma quale supplizio atroce, davanti all’inettitudine a riprodurre il tuo sorriso, avrebbe vissuto nella rabbia il maestro Leonardo da Vinci.

Più indietro nei secoli…! Grazia e forza d’ispirazione nella pietra, eleganza e maniera nei volumi, equilibrio e fedeltà: ecco gli obiettivi che si sarebbe fissato il leggendario scultore greco Pigmalione nello studio del modello che avresti saputo essere…"

Erano lì, l’uno davanti all’altra…; lui la vedeva sorridere, lei lo sentiva viaggiare. Divertita dall’atteggiamento adorante di Damien, non diceva nulla, lasciandosi ammirare.

Improvvisamente, la divagazione cristallina si infranse in mille schegge. Constatando l’isolamento in cui il sognatore l’aveva posto, del tutto involontariamente, Lou, offeso, alzava il tono salutando, poi trascinava Nielle con sé all’esterno.

Invidiava il cuoco nel suo ruolo di vicino immediato; quel contesto, quel ruolo, quella fortuna che gli permettevano di frequentare Nielle quotidianamente.

— Mi esasperano tutti questi tipi che hanno la fortuna di avvicinarsi a lei. Mi fanno infuriare quelli che, ancora più da vicino, sono autorizzati a respirare l’odore del suo corpo, quegli eletti che hanno la fortuna di perforare, grazie a Nielle, quel maledetto eterno femminino che mi perseguita, mi taglia le ali.

Musa! Musa che imbavaglia il mio sbocciare da maschio bastardo! Donna paradossale, avara d’attenzione e fertile di manifestazioni, perché dotarmi di un secondo colpo di fulmine? … Per garantirti le mie considerazioni? " concludeva Damien osando riattaccare le sue fantasticherie.

La stanchezza comincia a intontire il sognopata. Non può più fare appello al suo diario, l’oggetto lo respinge. Non può più guardare la foto, come giudice incoerente essa lo rigetta. Allo stremo del suo alter ego, di quel doppio sotto la pelle, di quell’“egli” che teme; constata che, in realtà, ha paura di se stesso. Non può più vedere l’alloggio che lo acceca di vecchie scene logorate fino alla polvere dal ricordo. Chiude gli occhi.

Da qualche ora, la musica si è taciuta a vantaggio dei rumori della strada e delle vibrazioni del vecchio frigorifero dell’alloggio.