CAPITOLO XII
Decisione improvvisa. Direzione cucina! … Un’insalata verde, in fretta. Un boccone, due, … non di più; accompagnata da un bicchiere di tè freddo. Non avendo ingerito nulla in tutta la giornata, mette così fine al suo breve ramdam da psicopatico, al suo digiuno da sognatore respinto.
In strada, un bambino troppo stanco si ferisce; ginocchio sinistro sbucciato. Nessun bisogno di preghiera, si è rialzato da solo. È l’apprendistato della vita. Sviluppa la propria soglia di tolleranza al dolore.
Damien, lui, sbircia la foto di Nielle, distesa a terra. Simile alla trasparenza di un fantasma, essa testimonia la propria sopravvivenza al naufragio del sognatore. Eppure, l’oggetto lo stanca. Quello sguardo fissato per sempre verso sinistra, insondabile e ostinato, gli ricorda che non hanno mai viaggiato nella stessa direzione. Verso gli stessi sogni…
Con continue riflessioni, rinnegava i vuoti di quei giorni; quelle ore spogliate dei passi di Nielle e dei suoi simulacri falliti che la denunciavano.
— Queste attese criminali mi torturano! Se ne avessi la facoltà, scaccerei questo tempo sclerotizzato che mi ipnotizza come una clessidra con ciascuno dei suoi granelli di sabbia… mobili di incubi.
Spinto dalla mia ombra, mi sono sloggiato, ritirato, dall’esistenza di Nielle. Ora esaurisco le mie energie a trattenere il mio stesso spettro e le sue intenzioni malefiche. Se mi fosse stato possibile comprendere l’ossessione subdola della mia solitudine e l’odio che si propaga intorno a me, li avrei ostacolati e spazzati via, quei rilievi funesti della mia personalità. — A che serve! — Davanti a questo delizioso delirio, a questa ammirazione sfrenata e infantile della bellezza di Nielle, è narcosi.
Eppure lei, ingenuamente innocente e vittima della mia pazienza atrofizzata nel fascino e nei suoi preamboli; eppure lei, scampata alla mia perseveranza distruttiva nei miei tentativi di recupero, voleva aiutarmi.
Perché non ho riconosciuto la sua prodigalità in quelle delicatezze che mi offriva? … La fiducia verso gli altri, che voleva insegnarmi ad accogliere senza brontolare, senza frustrazioni? … Intuitiva, perché donna, non mirava forse a sradicare quel bizzarro essere in me che, malato e posseduto, saliva in amore verso di lei? In fin dei conti, un addomesticamento a ritroso della realtà e delle sue attese, nell’aspettativa di una comunicazione autentica e senza deviazioni.
Oggi lei mi respinge come un miele avvelenato! Un artista folle, delirante! … Eppure sono solo un po’ confuso nella testa. Tutto qui!
L’orologio indica le ventuno. Di nuovo, l’angoscia di restare sveglio. Ancora tre ore, poi dimenticare questa giornata agitata da fantasmi che mettono alla prova la sua ragione, la sua poca logica. Il suo corpo comincia a risentire degli effetti dell’acinesia. La stanchezza? …
Sintomi schizofrenici, di cui tuttavia aveva il controllo, servono da amplificatori a quelle musiche che fluttuano nell’etere del suo immaginario contorto, ipertrofizzandosi. Senza essere più chiaro, tutto è più tangibile. I suoi tormenti, le sue ferite…, tutto è così vivo, così reale che il cranio gli sembra trafitto da modulazioni sepolcrali. Quelle ombre, quei passi, quelle voci impeccabili immobilizzano la sua insignificante razionalità. Si ricorda di aver magnificato l’idiozia fino al suo parossismo…
Espulso da un sogno, preparando il caffè, come un post-scriptum alla notte, Damien era attirato da una luce biancastra diffusa dal mattino. Nevicava. Già, la corazza sporca e grigia della città si abbelliva di un deserto bianco: “Quindici centimetri di precipitazioni…” dicevano alla radio.
Individuando il pericolo che Nielle scivolasse, cadesse, si ferisse o anche, tristemente curioso, che facesse fatica a sottrarsi a lui, Damien decideva di facilitarle la discesa, l’uscita, la fuga quotidiana.
Lo stomaco vuoto, ma con cuore e coraggio, afferrando una pesante pala dal manico tintinnante nell’imboccatura della lama, divagava mentre compiva la sua buona azione. Un colpo di pala, lo slancio di un sogno… Un’altra palata carica di fiabe cristalline ispirate dall’insieme dei fiocchi spostati, poi un’altra e ancora, ancora… Alla fine, scintillava ai piedi della scala liberata non il risultato grezzo di quel servizio, … una volgare montagnola di neve; ma la somma poetica di baci, pensieri e carezze clandestine. Un desiderio incognito di un bianco abbagliante.
Terminato il lavoro, riprendendo fiato, meditava sull’idea d’informare Nielle che era lui l’artigiano della piacevole corvée; che, attraverso lei, aveva fatto sognare un po’ di neve farinosa.
Cercando di annotare il proprio tempo, Damien “Chisciotte” caricò allora la sua arma della neve magica e caricò a tutta velocità la bocca del drago. La porta del terzo piano. — Cerbero non indietreggiò né di un artiglio né di una zanna; non ruggì nemmeno. Temerario, Don Damien tolse un guanto bagnato e, con l’indice irrigidito dal freddo, scrisse nella polvere opalina che ipnotizzava il mostro finto morto il seguente epitaffio satirico: “La pala mascherata”. Sperando che la regina Nielle cogliesse l’astuzia della parafa omonimica. “L’appello mascherato.”
Poi, con un gesto cavalleresco, fece un inchino e invitò a sostenerlo nei prossimi scontri dell’inverno la sua pala, che soprannominò, naturalmente, “Sancho”. — Ora, quell’anno, nevicò pochissimo.
***
Più avanza nelle sue “rimembranze”…, più assimila con apprensione le falle di quell’epoca, descrivendole come malignità clownesche, più constata di essersi rinchiuso in tendenze abbandoniche. — Il branco, di cui spiava l’appartenenza, l’identificazione alla specie, lo respingeva ferocemente. Lo estrometteva per un nonnulla, costringeva Damien a una sorta di quarantena interminabile, fino a fargli sentire che desiderava vederlo crepare come una bestia anemica e contagiosa. Sordidamente acrimoniosa ma eccitante, la femmina che lo avrebbe rinvigorito e fatto gambadare si manifestava come l’autorità incontestata del branco, lei che alienava la fierezza del sognatore…
A grandi colpi di lancette, il suo compleanno si avvicinava. Diciotto dicembre; data fatidica che ricordava il giorno in cui la terra non smise di girare ai primi gridi di Damien. Tagliare l’età, attraversare da solo una nuova sequenza, lo disordinava come l’usurpazione di una tradizione.
— Tra cinque giorni sarà la mia festa! Sarà il gran botto! "
Quell’affermazione emessa da Damien non copriva né l’amplificazione di uno di quei dischi-messaggi né, ancor meno, le fusa discrete della sua gatta che lo consolava quando non dormiva. — Del resto, per umore e riconoscenza, in cima alla lista degli invitati, sottolineata e tra parentesi, ve la iscrisse. In primissimo luogo, come un privilegio che provocava per gioco il nome di sua figlia; per scherzo quelli di Mylène e dell’amante; come un favore che scherzava sulla lealtà reciproca, i nomi dei loro amici comuni; come una concessione al superficiale, quello dello studente dalla poesia enologica e infine, per disperazione, quello di “Nielle”.
Nelle ore seguenti, con il fervore di un adolescente che spende la paghetta in una sala giochi, fece provviste. Poi, telefonando ai suoi cari, fece salire al massimo il punteggio della propria stima fino a farla andare in tilt. Ma, coriaceo, combatteva un eroe nero acefalo, la sua ombra, che cercava l’abbandono nella sorveglianza dei passaggi della musa. Fu in quello stato d’animo che si preparava ad accogliere i suoi diciannove invitati nel suo ridotto riadattato e decorato con tutta la fantasia che gli accordava l’utopia di ricevere la vicina. Lei che tuttavia non sarebbe andata a quella celebrazione, secondo le allegazioni del suo informatore Carlos.
— Se la incontro, le chiederò di venire alla tua festa! " diceva, completando con spiegazioni filamentose: “Non sono sicuro che ci vada; non c’è quasi mai.” Implicitamente, quelle parole confermavano a Damien la presenza, almeno occasionale, di Nielle nel suo alloggio.
Nonostante la benevola sicurezza che aveva tratto dalla formulazione equivoca dello studente; il sognatore, anfitrione bonario, coltivava la speranza di vedere Nielle integrarsi nel suo cerchio di amici. Desiderava vederla simpatizzare con Lysianne e apprendere da Mylène, il suo angelo di confidenze, con certo stupore, che egli nascondeva qualità insospettabili. Anticipò quelle gioie, che implosero all’evidenza della diserzione, alla delusione della desiderata. Bene o male, si sforzò di rispondere ai sorrisi rivolti a lui o di scherzare, con formule impassibili, agli auguri che gli venivano formulati.
Tutto il calore umano, la cordialità del gruppo, non lo salvaguardavano dal disprezzo, da quel freddo diretto dal terzo piano. La giovialità evidente della festa non attenuò la strana reazione algida. Quell’assenteismo prolungato e tuttavia prevedibile della sua musa, quella tara nell’armonia del suo compleanno, quel vuoto nel cuore; in somma, la grazia che lo disdegnava come un giansenista, drenò la sua esuberanza verso emozioni più cupe, facendolo affiorare nel drammatico fin dai primi arrivederci.
Quell’atteggiamento tristemente sgradevole per il suo entourage non migliorò che all’ultimo addio, in un’euforia mitigata. Senza che l’alcol fosse scorso a fiumi, alla fine aveva mandato a picco Carlos, che per tutta la sera non aveva conosciuto il piacere, nemmeno per un breve istante, di vedere le labbra saldarsi l’una all’altra. Lui che, fin dai primi sorsi, sotto il governo del vino, come per seminare zizzania, annoiava i migliori amici di Damien, vantandosi con loro di essere il più vicino.
Ingannando la solitudine con l’aiuto della sua felina, che usciva prudentemente dal nascondiglio una volta scomparso il fracasso, in un’austerità addolcita dalla notte, proseguiva il suo calvario che nessuna interruzione aveva assoggettato.
***
Il sognopata osa guardare solo la luna in ascesa; simile a una clessidra ad acqua modificata, funzionante con la luce, imprecisa al punto da omettere secondi preziosi, ma abbastanza formale da illuminarlo nella visione eclettica della saga.
Fino a quel momento, attraverso la sua mnemotecnica da autodidatta, due elementi l’avevano realmente turbato con le loro risorgenze. La confessione in musica, Ferré, “…col tempo…”; così come quella frustrazione inevitabile e disorientante suscitata dalla manovra di Lou e Carlos che intercettavano le sue lettere d’amore. Il primo aspetto sottolineava un certo allocentrismo della sua bella; il secondo derivava piattamente dall’ingiustizia. Questa breve messa a punto per slanciarsi meglio verso ciò che gli restava di ricordi da decifrare…
Refrattario all’idea di rimettere ordine nella sua stanzetta immediatamente dopo quel ricevimento, riuscito secondo i commenti dei suoi convitati, Damien non si reinstallò nelle sue abitudini che il giorno dopo, tardi, verso la fine della giornata. Grande pulizia, piccola pena. Appena appena, del resto, se le polveri sparse qua e là non si fossero già ricollocate nei loro angoli d’origine.
La sua gatta, che si era autoassegnata alla finestra del salotto, si riposava dopo il suo turno di guardia, vigile e ben in vista sul telaio. Proprio come il suo padrone, una volta compiuto il compito, andava a distendersi nel cestino di vimini, senza mangiare; poi si addormentava sul giaciglio, dove sognava ad artigli chiusi.
Trascurando la sorveglianza, Damien si rilassava in cucina in compagnia dei suoi sostegni più fedeli e più avvelenanti, il caffè e le sigarette. Questi truccavano il suo ritorno nel grembo delle sue interrogazioni abituali.
— Perché non è venuta alla serata del mio compleanno? … Doveva soltanto scendere dalla sua montagna. Temeva di prenderci l’abitudine? … Temeva il sarcasmo dei miei amici o la veemenza di tenerezze subdole, pietra angolare dei miei fantasmi? — Ora, in questa relazione oscura, lei non è più vergine…, più innocente di me, anche se i nostri rari contatti sono stati infiltrati, urtati da stranezze…"
Stava appena avviando la propria colpevolizzazione quando la sua attenzione fu attirata allo zenit del suo almicantarat da un’attività improvvisa, un baccano bislacco nella cucina della sua musa. Voci chiocciavano di tanto in tanto in quel pandemonio; quella di Mia, di Lou, di Carlos e di Nielle. Lei aveva il diritto di divertirsi, di ricevere chi le piaceva, di escluderlo dalle proprie fantasie se lo desiderava, e lui lo accettò, non senza difficoltà, in una saggezza istintiva.
Sulla banda FM, là dove la sintonizzazione rimane classica, si teneva lontana la solitudine trasmettendo una superba interpretazione di uno Schubert. — La sua gatta che dormiva, il ritorno dell’ordine, la musica piacevole e la nostalgia dei tratti fini della sua musa gli fecero considerare che tutte quelle componenti, equilibrandosi le une con le altre, giustificavano il contesto della scrittura, la redazione di una nuova lettera. Nonostante la minaccia ostinata dei ladri di parole, della compagnia variopinta nella quale lei ingenuamente si compiaceva in quel momento.
Matita in mano, puntò lo spazio come per indicare all’ispirazione il luogo da cui doveva sgorgare. Le facezie che circolavano e rimbalzavano nella contiguità dei soggetti di scherzo sopra di lui lo disturbavano. Puntò allora il soffitto, mirando attraverso di esso, come un elisir ondulatorio, la voce di Nielle.
Sussulti vocali infastidirono la felicità dell’ascolto, palabre pungenti emersero come guaiti che troncavano il piacere; precisamente quei discorsi corrosivi, capaci di devastare l’incoscienza di Damien. Per dorarsi lo stemma, Carlos, la cui voce non era minimamente alterata dai consumi della sera precedente, sparlava del sognatore, vociferava contro di lui promesse scabrose da farlo fremere.
— …E poi, me ne frego di lui! E poi! Lo aiuterò perfino a traslocare la sua merda! " Firmava allora quel trafiletto scoppiando a ridere, provocando l’ilarità generale con soddisfazione del nucleo dei vicini.
Saldato alla sedia, da sciocco guardava quel piano secante che lo proteggeva nell’immediato dalle minacce frenetiche di Carlos. Vedeva ancora, appestando la sua quiete, lo studente alcolico, le due mani aperte sulle guance, dirigere verso il piano inferiore quell’asserzione brutale. Esterrefatto, il sognatore riusciva a malapena a rintracciare le proprie emozioni per sloggiarle dal trauma in cui si impiantavano.
— Carlos! Carlos! " Come se si rivolgesse direttamente a lui. “Come posso ignorare i miei torti? Ma tu, che cosa ti ho fatto? L’odio ingiustificabile che eserciti su di me non rischia forse di ricaderti sul naso? … — Forse ti difenderesti esibendomi il mio doppio gioco, segnalandomi che ti uso come un fattorino di sentimenti? … Ti ricorderei allora la tua responsabilità in questo equivoco delle nostre frequentazioni, sottolineando l’enorme perdita di quelle lettere sottratte dalle tue mani, dalla tua coscienza.
Consolati, Carlos, non sei il solo a odiarmi. Guarda tutto intorno a te. Ma! … Che cosa sono le vostre parole in piroetta malefica o la tua “amicizia” sardonica? … Incomparabile, di fronte al deserto arido in cui Nielle prosciuga la mia anima! — Vedere i suoi occhi non è più un desiderio, un’ossessione; è la mia motivazione a vivere! "
Alzandosi e camminando verso il suo atelier, asciugava una lacrima nascente all’angolo di un occhio, cercando di evitarne le seguenti. Non avrebbe pianto. Opponeva una grande resistenza e si persuadeva che nessuna cattiveria l’avrebbe raggiunto; dicendosi che un atteggiamento coraggioso, costringendo gli effetti di quegli assalti, avrebbe forse modificato l’opinione di Nielle nei suoi confronti. A ogni costo! Fare l’innocente.
Passata la salita dei pianti, raggiunse matita e carte nella cucina, perché si ricordò che si apprestava a scrivere alla sua bella beffarda prima della molestia insospettata.
Lassù, ridevano ancora, ma sempre meno, allontanandosi sempre più dal soggetto prediletto, Damien il capro espiatorio.
Non aveva più bisogno di puntare le aree intorno a sé per conquistare l’ispirazione. Il contenuto potenziale della sua missiva sarebbe stato fatto di umili e machiavelliche confessioni, strutturate in modo da catalizzare le false assenze e i silenzi coordinati di Nielle. In realtà, Damien puntava sulla strategia della musa, poiché era persuaso che suscitandone la curiosità l’avrebbe portata a scoprirsi da sé.
Imitando un’aquila in caccia, il sognatore planava intorno alle parole, individuando le più commoventi; piombava verso di esse con gli artigli aperti. Le sue prede insanguinate, quelle parole vittime, le trasportava allora ad ali spiegate verso il nido di pasta sbiancata dove le disponeva come trofei di bracconaggio. Dalla più toccante alla più infallibile… Dalla più affettuosa alla più critica… Dalla più franca alla più complessa…
(…Dalla simpatia all’orgoglio di Nielle. Essendo la sua statura inferiore alla sua, quale dei due individui sarebbe complessato? — Dal segreto dissimulato alla rivelazione audace di una malformazione ridicola; un polpaccio atrofico, l’altro ipertrofico. Chi sono Laurel e Hardy? — Dall’intolleranza estrema alla pazienza coltivata. Rivelare che tutto si sa quando si sente tutto, o come amalgamare il proprio tempo agli echi dell’altro? … — Dall’invidia al pentimento. Cessare l’inseguimento della bella? Definitivamente? … In mancanza d’essere amato, sopportare la pietà? Decisione revocabile? …)
Alla fine dei riti del mattino, inseriva in una busta fra le più ingiallite il suo breve testo, che aveva lasciato macerare sotto i consigli della notte. Amore contro commiserazione, come una moneta di scambio.
Per deviare ogni sospetto della sua musa, simulava la partenza per una lunga passeggiata con rumori significativi; false telefonate che avvisavano il tono continuo di un ritorno tardivo e, nell’eventualità che Nielle lo scorgesse, si vestì così pesantemente da togliersi il fiato.
Fingendo di svignarsela da casa, si fermava alla svolta della strada; poi facendo lì il palo, lasciò che il viso gli arrossisse per il freddo, che il gelo gli pizzicasse le guance. Tornando sui suoi passi, costeggiò le case addossato ai muri, simile a un criminale inseguito; finché, rivisitando il luogo dei suoi inoffensivi delitti, depose la sua confessione nel vecchio cofanetto di legno, che altri prima di lui avevano già forzato e derubato di una fortuna sentimentale inestimabile. Il sorriso di Nielle.
Distratto da quelle stesse domande; quelle ragioni che lo sottomettevano a quegli atteggiamenti cautelosi, a quell’ipocrisia congetturale, fece sbattere gli stivali sui gradini della scala, macchiando così la tranquillità invernale. Appena si fu nascosto sotto il balcone, il rumore rapido del chiavistello, garante della sicurezza al terzo piano, finalizzò la percussione.
— Sono stato individuato? " Aveva attirato l’attenzione. — La porta si richiuse. — Avanzò e, con la coda dell’occhio, verificò se la busta fosse ancora annidata nella cassetta delle lettere… Sparita! Era stata raccolta. Ma da chi? …
Temendo conseguenze spiacevoli nello svolgimento della consegna damiennesca, rimase sotto la scala, al riparo dagli sguardi ficcanaso, come per autorizzarsi a credere che quei minuti d’immobilità al vento, nel freddo, avrebbero cancellato la sua firma. Impregnato del fallimento della sua finzione e senza curare il ruolo di passeggiatore che un blizzard secco lo obbligava rapidamente a indossare, nello spazio di due minuti recuperava a casa un libro di psicologia preso in prestito dall’ex moglie. Giusto per mantenere le loro relazioni intellettuali d’ante-divorzio.
Arrivato davanti al suo antico catasto, a malapena cento metri dal suo tenue rifugio, mobilitava il proprio flemma di circostanza, nell’interesse di scambiare qualche parola con Mylène senza troppe emozioni in gola, senza irritazioni nel proprio amor proprio; anche se la considerava ancora una confidente sicura.
Nel momento stesso in cui azionava il campanello, come a cardare i propri nervi, un brivido gli percorse tutto il corpo. Senza ragione apparente, il caso orientò il suo sguardo verso l’atelier, deviandolo dapprima nel cielo, poi verso le finestre del terzo piano. Nielle, lettera in mano, spiava Damien.
Come una talpa, sensibile alla luce del giorno, che sprofonda nella propria galleria per spirito di conservazione, richiudeva le persiane, ritirandosi per repulsione.
Raddoppiando la sorpresa, la lucidità del sognatore galoppando fuori campo, l’aura allucinante della sua musa si aggrappava alla finestra. Nella gioia del momento, in un’immensa euforia, egli avrebbe scalato con ardimento le mura del palazzo…, ma inutile, perché quel caldo affetto già svaniva a favore di felici conclusioni. Troppo curiosa, lei aveva scosso, perfino disgregato, la base delle menzogne del cartello; gratificando Damien di quell’apparizione fortuita, contraddiceva ironicamente coloro che negavano la sua presenza.
Ma aveva forse mancato alla propria consegna, volendo verificare uno dei segreti più sensibili di Damien, una malformazione alle gambe? … Oppure era caduta nella trappola per guardare l’artista, per pietà, un’ultima volta; rassicurata dalla promessa di non essere più importunata? … O ancora l’aveva semplicemente fissato, augurandogli disgrazie, scalogna e compagnia bella; perché ribolliva ancora di essere ormai istruita sul fatto che il vicino di sotto poteva percepire quanto lei ciò che si diceva all’altro piano? …
Vero, tangibile e sano, un altro tipo d’amore gli fischiettò un’aria di realtà…
— Buongiorno, papà! " Lysianne, baciandolo sulla soglia, lo invitava a entrare.
— Buongiorno, Damien! Che aria raggiante! Tu sei portatore di buone notizie!? " distinse nettamente la madre della bambina, che baciò amichevolmente l’ex marito, interessata dai rari momenti di allegria di lui.
— Tieni! … Ciao! Entra, per favore! Con questo freddo, la casa si raffredda in fretta. " aggiunse con la sua voce di basso l’amante, che interrompeva gli affetti, le tenerezze del vecchio nucleo, con una vivace stretta di mano.
— Scusatemi, la felicità mi rende distratto… Forse fuori non fa caldo, ma il mio morale indica almeno trenta gradi Celsius sopra lo zero! "
Tutti e quattro riuniti intorno a una tisana alla verbena, Damien descriveva allora le sue recenti peripezie. Raccontò loro con dettagli e passione la configurazione degli ultimi inganni e delle menzogne che ne derivavano, il contenuto della lettera e la sua singolare tecnica di messaggero; ma soprattutto, in uno slancio, con emozioni che pullulavano sotto le parole, li informò di quella manifestazione improvvisa, accidentale e analgesica di Nielle.
— …meraviglioso! Ecco la prova evidente che non sono pazzo! Non ha traslocato, abita ancora lì…! Vi rendete conto, ho sventato la loro strategia malgrado la loro malizia, la loro astuzia per confondermi, per farmi ingoiare, come un cretino, che lei viveva altrove. Perfino lei…
— …ti ha scosso abbastanza. " brandì François che, stupito della propria risposta all’emotività del sognatore, orientò la conversazione verso sfere più concrete, subito presto e come se niente fosse. “Damien, ho un favore da chiederti…
— Con piacere, quale?
— Vorrei completare una cassetta di canzoni dei Beatles che qui non riesco a finire…
— Vuoi usare il mio giradischi?
— Sì, la puntina del mio giradischi è messa male e la tua è nuova. Cerco la massima fedeltà, la massima musicalità possibile.
— Bah! Non ho obiezioni… Ma bisognerà controllare il volume del suono, per evitare che Nielle interpreti le tue selezioni come un trambusto di corteggiamento. Potrebbe amplificare la confusione e rompere l’efficacia dei miei negoziati con la sua sensibilità. " diceva Damien, grattandosi la nuca come per informarsi di raccomandazioni supplementari dal suo subconscio.
— Stai tranquillo, userò precauzioni, anche se mantengo l’opinione che lei non sia che una donna-sirena che cerca di distruggerti.
— Ti prego! …" Per dimenticare che quella verità gli faceva male, senza lasciare che un secondo segnasse il tempo, si rivolse a Lysianne. “Preparerai i bagagli per domani, andiamo in campagna per Natale, d’accordo, figliola?
— Sì, papà! … A che ora passi a prendermi?
— Non lo so precisamente. Ma sicuramente verso fine pomeriggio.
— Non vede davvero l’ora. È almeno una settimana che parla di rivedere sua cugina Natasha. " segnalava Mylène che, accarezzando nello stesso tempo i lunghi capelli della figlia, autenticava l’entusiasmo di quest’ultima più con quel gesto materno che con la parola.
— Dimmi, Damien, … se mi lasci le chiavi del tuo alloggio, potrei registrare durante la tua assenza! …?
— Buona idea! In ogni caso Lysianne ne possiede una copia. "
Damien si sentiva a proprio agio in quell’ambiente non conforme alle norme sociali di allora. Talvolta persino, quell’amalgama gli dava un’aria da patriarca; ma quella dimora che aveva percorso per quasi dieci anni lo annoiava. Un vuoto gli pesava addosso. Così li lasciò tra i baci filiali e i suoi classici inchini buffoneschi, per recuperare nella calma del suo rifugio onde sviate, quelle frazioni di vita che Nielle avrebbe sparso sulle sue ali. — Là avrebbe esaminato il proprio cielo, il suo firmamento personale, tuttavia nascosto da una nuvola di boiserie bianche. Ma il radar del suo cuore avrebbe comunque captato la brillantezza di una stella. Una sola. Evasa da una nebulosa oscura… Sempre lì, grazie all’irraggiamento dell’astro, i sogni si agglomererebbero, si salderebbero gli uni agli altri, formando più di un pianeta, … un paradiso! Un Eden indicibile, tanto sarebbe stato mondi e meraviglie. Poi, le sue immagini di un altro universo volteggerebbero verso la musa per rifornirla d’energia nella speranza di un ricominciamento, come un ciclo perpetuo, un nutrimento infinito.
Tuttavia, il sognatore aveva un appetito vorace, gargantuesco; ingozzava, inghiottiva avidamente ogni rumore, ogni parola di Nielle, insaziabilmente. Ma quell’avidità di ascoltare, quella felicità inoffensiva transitò in una vena infelice la sera stessa, come il difetto di una qualità che non si trattiene più.
Dopo l’ultima lettera, si vedeva nell’obbligo di ritirarsi, di abbandonare ogni lode poetica o musicale alla musa, la soppressione assoluta dei suoi incanti informali. Non poteva più ricorrere alla musica per strapparsi alle sue fantasticherie o tentare di ammutolire i suoi desideri; in quella sofferenza dall’aria d’estasi, doveva ormai astenersi dal comunicare. Obbligarsi a rimanere muto e ancora più nascosto di Nielle.
L’inizio di questo periodo di astinenza si caratterizzò per un’insonnia quasi totale. Riuscì ad addormentarsi solo immaginando il suono soave delle lenzuola di raso che sfioravano il corpo della dea, sigillando per la notte i suoi impulsi.
***
Mezzogiorno. — Simili a un allarme, passi nella scala. — Per riflesso, più che per abitudine, si precipitò verso la finestra del salotto. Senza essere intimidito dalla propria nudità, un sognatore dorme sempre nudo…, scorse dall’altra parte della strada Nielle, Marc e suo figlio mentre si preparavano a partire per il congedo della Natività.
Tutti e tre si affaccendavano a sistemare convenientemente e in modo ordinato i bagagli di Nielle accanto ai loro nel bagagliaio dell’auto dell’amante più regolare della musa. Quella incantevole madre d’occasione sembrava ravvivare con la propria presenza la libido in crescita del figlio di Marc. Innocente e ingenuo, con espressioni colorate da sogni simili a quelli del sognatore, non smetteva di sorridere quando si rivolgeva a lei. Eppure Nielle era nettamente preoccupata. La sua concentrazione si divideva tra quell’atmosfera familiare di felicità e l’artista che spiava, senza malignità, con la coda dell’occhio.
Lui, sempre senza imbarazzo, tanto spettatore quanto spettacolo, stava immobile e si compiaceva del proprio colpo di genio del giorno precedente. Era sicuro che la sua musa pensasse a lui non a causa della sua pelle pallida lavata e valorizzata dai raggi del sole, né per quella lettera di rivelazioni e di abbandono che le aveva scritto. No. Era certo che quello stato fosse dovuto al semplice fatto che lei doveva essere sottosopra, disorientata dal non dover più nascondersi da lui, o persino di più, segnata dal non sapere come farlo in presenza di quelle persone. Quegli esseri vicini che, con ogni evidenza, non potevano, sul momento, diventare nuovi complici. Grazie al suo immaginario, Damien poteva leggere l’imbarazzo di Nielle, che si interrogava sulla tecnica delle assistenti dei maghi, sul modo in cui esse si ripiegano dentro quelle immense valigie dove, illusoriamente, vengono segate in due. Ma i suoi bagagli erano già fatti, già sistemati.
Quando la vecchia europea di Marc scomparve, quella partenza ricordò a Damien che anche lui avrebbe dovuto pensare a prepararsi per andare a festeggiare il Natale con Lysianne dai suoi genitori.