NIELLE
ROMANZO
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CAPITOLO X

Il centro del temporale non aleggia ancora sopra di lui. La sua violenza cresce subdolamente. La potenza elettromagnetica amplifica le tracce, i segni del ritorno all’indietro. I tempi trascorsi soffocano, stordiscono il presente. La bestia sogna, si torce dal dolore; dall’esterno nulla traspare.

Le voci si accavallano, le acusmie si accaniscono a distruggerlo, ma lo obbligano al combattimento per la sopravvivenza. Di fronte a lui, quelle visioni avvelenate lo affrontano, lo provocano a duello, ma il suo spirito inventivo lo porta a considerare quell’esperienza come una sorta di omeopatia psicologica…

Presto, le diciotto. Ora normale dei notiziari televisivi; un male vissuto, necessario. Troppo abbondanti, le angosce si annunciano a gruppi. Ovunque nel mondo, da incalcolabili secoli, ci si scuoia l’un l’altro. (Usi e costumi?…)

Il sognopata non ha bisogno dell’assistenza di nessuno per farsi violenza. Gli basta aprire le valvole della memoria, che lo conduce a spintoni fino a quel periodo gravitante intorno alla sua musa. Ingannato nel proprio male dal divano morbido, si lascia cullare nella sua odissea da Beethoven.

La mano destra si anima e si sgranchisce, i muscoli e le ossa delle dita si muovono in un movimento di circumduzione. Quel gesto istintivo è la ripetizione inconscia dell’atto di scrivere, che un tempo riusciva a schiaffeggiare le sue ore difficili. La comunicazione genera comprensione…

— Comunicare! Comunicare! Non ho più che questo obiettivo in mente! " esclamava Damien, spedendo un lungo e forte sospiro verso il terzo piano. — "Scriverle? … Di nuovo, senza risposta? … Quante lettere ho redatto nell’inconforto di parole che non rimbalzavano sotto la forma calorosa di un ringraziamento o quella, più ufficiale, di una conferma di ricezione? … In che modo indurla a riconoscersi come una donna dalla testa dura, una "Hard headed woman"; l’autentica musa del mio genio creatore? Con quale astuzia farle tesaurizzare armoniosamente la mia passione e spingerla a vellutare i miei messaggi finché finisca per identificare la propria dimora con la mia persona? …"

Bloccato nell’ispirazione dall’inalterabile flemma della vicina, valutava, soppesava i punti sensibili dello scorpione che era Nielle. Mirava alla fattura letteraria più appropriata; quella che infallibilmente avrebbe tradotto, nella grazia, le sue impressioni. Dalle più velleitarie alle più esplicite.

— Ho tante cose da dirle. Tante immagini da trascrivere in parole; sentimenti nascosti, fino al fondo dei miei pensieri, da narrarle. — Posa, senza prosa. — Una poesia? … Forse? … — Non avrò l’originalità di Carlos, non possedendo né le sue conoscenze né il suo stile conciso e diretto; ma il lirismo sarà un’estensione della mia anima. "

Continuando a fare la sua consueta guardia, sbirciando di tanto in tanto verso la porta, Damien si sedeva dolcemente, con grande lentezza, al tavolo della cucina. Davanti a lui, un solo foglio di carta e una penna molto ordinaria. Soffocò il respiro, estirpando dal ventre l’energia vitale da cui sarebbe scaturita la creazione di una poesia all’altezza della sua musa. Poi, spontaneamente, da rimatore innocente, redasse alcune strofe discordanti che in seguito rifinì…

(L’incontro con una fata…
Un sogno nella realtà.
Fascinante bellezza!
Splendido incanto…
o inconsapevole malvagità?
Presto, far dimenticare
Questo aborto che sul tuo pianerottolo
Cercava, per essere sollevato,
Un’anima che per un istante…
…l’aveva turbato.
Vivo! Offrire una folle idea!
Un desiderio di aiutare
Tutte le streghe bruciate,
Aspramente,
Dalle leggi dello straniero.
E in un futuro a portata
Dei tuoi occhi di cielo, distaccarmi,
Per diventare intero.
Eternamente…
…Mago, perfino stregone!
Aprimi la tua porta,
Al chiarore della mia anima!)

La penna rallentò alla firma del suo nome in fondo a quel guazzabuglio di parole, perché alcune righe suscitavano l’apparizione di un oltraggio fatto alla fata, una sciocchezza che aveva dimenticato. La meraviglia della fantasia letteraria si dissipava, e l’esitazione dell’ultimo gesto della scrittura fece apparire un ricordo diverso e ripugnante…

— O mi ami! … O te ne vai! "

Quell’avvertimento lanciato dalla sua stanza verso Nielle si era rivelato come la meschinità di un macho orgoglioso e frustrato. Senza avere né le ragioni né tantomeno le carte per aderire a quel modello d’uomo, quel grido di caccia aveva avuto lo scopo di attirare l’attenzione della vicina, ma anche di impressionare la galleria. Un gruppuscolo di giovani uomini senza prove, di cui Bruce svolgeva il ruolo di capo spirituale.

Costoro venivano a colmare la recente libertà di Damien, ottenuta dopo la sua disfatta coniugale; in cambio, lo facevano approfittare gratuitamente delle loro farmacie all’indice. Era stata la marijuana, quella sirena vegetale, a farlo arenare sulle rive della presunzione? O un amore che egli già presagiva impossibile?

L’anima del sognopata subisce un’indubbia confusione che s’instaura nelle ramificazioni aggrovigliate dei suoi ricordi. La causa di quello smarrimento deriva da quel flashback che si era insinuato soggettivamente durante la redazione della poesia; più precisamente quando l’aveva parafata. Quella vertigine gli sottrae di nuovo l’impressione di essere diventato il ricordo di qualcun altro… Come un riemergere, una riverberazione, un buffetto della sua ossessione per il numero due; la struttura del dubbio che implica perentoriamente almeno due orientamenti. Tumefatto di scetticismo, quella noia che lo affligge reprime la sua fiducia. La determinazione si attenua.

Riprendersi con una soluzione ingenua? … Perché no! — Decuplicare il problema per anemizzarlo!

Poiché il tempo gli è contato dalla sua pianificazione di ventiquattro ore di profonda interiorizzazione, sceglie di mentire a se stesso introducendo un anacronismo in quello svolgimento distinto del passato. Scavare nella memoria, frugare in quegli alveoli dove si rintanano avventure dubbie vissute con il gruppo di giovani furbastri.

Il sognopata immagina se stesso, Damien, seduto lì davanti a quelle rime scritte su carta blu, mentre si mistifica. La menzogna d’ordine temporale è d’obbligo, perché quell’anno lo portava più lontano, indietro…

— Ricordo! … ? … ! Circa due settimane dopo quell’orribile ultimatum rivolto a Nielle! … Avevo dovuto lasciare la città per la campagna per recuperare. L’idea stessa del divorzio non mi colpiva, ma la dolcezza della pelle e le fini tenerezze di Mylène mi mancavano.

Prima di partire a riposarmi dai miei genitori, così generosi, avevo consegnato le chiavi della mia stanza a Bruce Brouillette, dicendogli con disinvoltura di approfittarne al massimo… Ma i limiti dell’uno non risultano obbligatoriamente quelli dell’altro. La relatività si applica perfino al principio della libertà.

Di conseguenza! … Al mio ritorno, constatavo quella… abiezione selvaggia di Bruce e del suo ambiente delinquente. — Totale sfacelo. — A prima vista, solo due bottiglie di champagne vuote restituivano un po’ di solennità al mio alloggio. La camera era sottosopra; in cucina, croste di pizza seccavano nei piatti, per il solo piacere di alcune mosche; lo spumante essendo stato consumato, la doccia, invece, scorreva a fiotti. Qualcuno interruppe il getto…! — Dalla piccola stanza ricalcata sulla stessa scala di quelle toilette negli aerei uscì allora una giovane donna, nuda sotto la mia vestaglia. Ingenua e indisposta dalla mia presenza, sembrava avvolgersi in una nuvola di vapore che fuggiva insieme a lei da quella scatola ridotta, un cappio per qualsiasi claustrofobico da ascensore. — Vi si era appena purificata.

Superba, sui sedici o diciassette anni circa, aveva, se oso dire…, occhi di un blu da "Nielle". Quel paragone stuzzicando il meccanismo della mia immaginazione, la mia libido si preparava a violentarle l’anima, innocentemente. Soltanto.

Fin dall’inizio, per nulla sorpreso dal mio arrivo, Mike, lo spacciatore del gruppo, contattò in me quell’essere istupidito, quell’intemperante del sogno che già fornicava con la silfide sui gradini di un tempio consacrato ad Afrodite, da qualche parte in Grecia.

— …è bella! Eh? … Provala! … È calda da morire! Noi altri, le siamo passati sopra tutti e quattro! Non è vero, Bruce?!

— Exact, man! … Abbiamo perfino misurato la profondità della sua vagina con un cacciavite! Ah! Ah! "

Bruce rispondeva senza vergogna né imbarazzo, per vanteria? … Verità? … Menzogna? … Uno scherzo che camuffava la scoperta divertita del sesso deforme di uno di loro? — Poco importa! Sconcertato, ero diventato il complice involontario della loro orgia.

Agganciato a un’idea fissa, Mike reiterò la sua proposta indecente…

— … Dai, Damien, montala! … Non dirà una parola! Non è vero, Sophie?

— No! Non voglio più, ne ho abbastanza…! "

Da quella insistente proposta del giovane perverso, lei non parlava più che di andarsene. Inquieta, mi segnalava quello stesso sguardo di disgusto, quella stessa espressione di rifiuto che subivo da Nielle. La miseria e un’astinenza troppo lunga trasparivano nella mia aria affettata. Senza dubbio le ero ripugnante anche io. Con le mimiche e le intonazioni di una bambina, addusse il rifiuto di offrirsi al piacere con il pretesto di una freschezza immacolata.

Come giovani rocker in attesa di uno spettacolo che tarda a cominciare, tutti e quattro brontolarono, protestarono contro la mia inerzia e la resistenza di Sophie. Ci arpionavano con minacce e avvertimenti da aspiranti mafiosi determinati a imporre la loro pseudo-protezione. Non sapendo più da che parte voltarmi, trascinavo la giovane donna con me nell’unica altra stanza dell’alloggio che potesse essere chiusa da una porta con serratura: il mio atelier.

Immobile, esaminavo semplicemente il colore dei suoi occhi. Che altro potevo fare? Non avendo fatto l’amore da molto tempo, ogni sospetto di quei preliminari sensuali essenziali era fuggito.

Sorpresa dal mio interesse per il blu chiaro delle sue iridi, credendo senza dubbio che perdessi il controllo del mio istinto animale, aprì lo scollo della vestaglia, svelandomi i suoi seni sodi. Consapevole, mi informò che quella era l’unica elemosina di cui mi avrebbe graziato. Quella candidezza me la rese ancora più attraente, ma…!

Ma pensavo a Nielle!

Il corpo di Sophie si dissipò in una trasfigurazione immaginaria, e mi apparve quello della mia musa, che lasciava scoperto il petto. Quella meraviglia visiva ebbe l’effetto imprevedibile di rendermi falso perfino reagendo all’illusione.

Considerando l’ora tarda, mi persuadevo che Nielle fosse distesa sul letto: forse mentre leggeva in una posizione rilassante. Stimando la possibile portata della mia voce nell’acustica della stanza chiusa, esclamavo con ponderazione ben misurata, assicurandomi che la dormiente, o la lettrice, mi sentisse nonostante la simulazione di rivolgermi all’adolescente stupita: "Amo la donna. La mia missione sulla terra è aiutarla. Amo la Donna, con la "D" maiuscola!" Senza che l’intenzione fosse davvero malsana o insensibile alla causa femminista, quel delirio pretendeva di guidare Nielle verso una percezione più idealista del creatore che ero.

Notando lo sbalordimento provocato in Sophie da quell’eccesso di follia condensata, discutevo con lei più onestamente, meno liberamente.

Paternalista e moralizzatore, la mettevo in guardia dal pericolo corso in quel tipo di relazione, più che audace; un’unica femmina in un branco di lupi perniciosi. Poi, su mio consiglio, lanciando qualche grido e gemito suggestivo in connivenza e con un umorismo costretto, simulammo per alcuni minuti un coito dalle arie di radiodramma. Soddisfatti della nostra concomitanza abile, gli oppressori in fasce lasciarono andar via Sophie. Quanto a loro, lasciarono la mia stanza restituendomi chiave e autonomia.

Sollievo, seduta stante…! In compenso, persistette quell’idea di languire sotto semplici toccamenti, sotto quei gesti felici che dimenticavo… Più tardi, smarrito nella sollecitudine del letto e ancora eccitato dalla carne rosata della ninfa, sognavo Nielle profondamente…, profondamente il puritano virava al vizio.

L’indomani, ira e scenata! Nielle venne da me a spaccarsi le corde vocali rimproverandomi il chiasso dei giorni precedenti. Desolante coincidenza. Ospitale, aveva accolto due amiche di Amsterdam di passaggio a Montreal; benevola, aveva dormito fuori. Aveva fatto di tutto perché le olandesi potessero approfittare al massimo della sua accoglienza, del suo rifugio, della sua filantropia, ma soprattutto della quiete e del riposo che speravano di trovare.

A ragione, costoro si erano lamentate del baccano con Nielle; giudicando l’ambiente pericoloso e sordido, la spinsero a traslocare per la propria sicurezza, poi se ne andarono augurandole la migliore fortuna.

— Mi dispiace! Mi dispiace! … Ero assente. Avevo lasciato le chiavi a Bruce Brouillette; e ti prego di credermi che, se avessi potuto prevedere…

— Non cercare di convincermi della tua incredulità, Damien! Sono certa che tutto quel fracasso, tutte le vostre stupidaggini erano premeditate. Cercavi, con quella tribolazione, di infastidirmi! … Di avvelenarmi l’esistenza, come se la tua sola presenza non fosse già sufficiente! "

Colpito!

Non potei giustificarmi né con l’affermazione né con la negazione; quella diatriba scindendo le sillabe delle parole che mi venivano in mente, poteva ancora esserle fornita solo una spiegazione evasiva; cosa che la irritò ancora di più. Rimorsi indebiti allora guizzarono, soppiantando e triturando i miei desideri anodini.

Nei fatti, avevo avuto l’intenzione di farmi notare. Ma unicamente attraverso la mia assenza. (Ingenuo!) … Sconvolgente fatalità. Questo stratagemma dell’allontanamento come simulazione dell’assenza, è Nielle che oggi ne fa uso. Quell’inafferrabile ostacolo, perché crede di avermi svelato sotto la mia vera luce. Eppure vi furono momenti che non svanivano, senza che io avessi desiderato espormi nei miei lati più oscuri. Non potendo trovarmi bello, alto e forte, carezzavo l’aberrazione che finisse per soccombere alla scoperta delle mie qualità. — Il ridicolo non uccide? … Falso! — In me è morta la venerazione dell’assurdo.

Fiaba! … Fairy-tale! … Märchen! — Credevo alla storia del principe trasformato in rana. Ahimè, nell’attesa di essere baciato, fumavo l’erba del diavolo. "Fumate! Fumate, Sire di Batracia. Prendetene a pieni polmoni! Gonfierete, gonfierete fino al "fatum" di essere dilaniato in mille pezzi!"_ Ecco! Sono fatto a pezzi. Sono come vuoto, e questo nulla che coabita sadicamente con me, lo avevo invitato. Prima, la principessa mi parlava e mi guardava un poco. Ora, è nullo! Zero! Niente! — Il mio amore soffre di cecità, non la vedo più; né lei, né quella luce che nasconde con la complicità dei suoi cari. "

Dopo quella breve riflessione seguita al flashback in desincronizzazione, Damien rilesse la poesia che aveva appena redatto. Tormenti e colpe lo martellavano. Prendendo la penna, senza considerarne le conseguenze, cancellò il verbo "bagnarmi". Il coraggio della sua coscienza barcollando nella fuga, concludeva così il verso: "Dei tuoi occhi di cielo, distaccarmi…"

Infilando in una busta blu il testo che aveva avuto cura di trascrivere; secondo i suoi finti rituali, depose il messaggio tinto di Damienntismo nella vecchia cassetta delle lettere del ventitré sessantasette-nove. Non senza aver, per garantire le sue possibilità, abbandonato un bacio sul cuore della carta…, il nome della sua bella. Proprio prima dell’arrivo del postino.