UN RAPIMENTO IN PARADISO
FINZIONE
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CAPITOLO 16 — LA TESTA COMANDANTE

Nel frattempo, la testa disorientata e instabile di Rose des Vents aveva ritrovato la piccola coorte infernale che ancora gli restava. Cercava di farsi ascoltare da alcuni dei suoi diavoli più fedeli… quei cornuti che era riuscito a raggiungere. Demoni che non erano ancora stati benedetti. Ignorando la realtà, Rose — o almeno la sua testa — immaginava che gli altri compagni si stessero divertendo altrove, nel paradiso. In verità, si erano ormai tutti trasformati in angeli senza ali, perché erano stati benedetti.

— Mi riconoscete? Tabarnak!
(Si noti che questa espressione di collera è molto diffusa nell’America francofona. Il che non la rende comunque un’alleata di Rose des Vents.)

— Miei cari buchi del culo — così chiama i suoi sudditi quando è di buon umore… — domani sarà per noi la vittoria finale, e avremo trionfato sulle forze del bene. La loro difesa è stata così debole che, a dire il vero, non abbiamo incontrato quasi alcuna resistenza. Non vedo più che cosa potrebbe nuocerci, ora che controlliamo una buona parte dell’infinito. E poi, quando avremo portato a termine questo compito — che, lo confesso… è stato davvero divertente — affiderò a ciascuno di voi, fedeli soldati del male, un pianeta sul quale regnerete come i bei retrobottega che siete. Vi papperete i vivi, mentre io mi occuperò dei morti.

Ma conto sulla vostra astuzia e sulle vostre tentazioni affinché spariscano santi, angeli e anime buone! Viva il vostro capo, cioè il sottoscritto, il generale Rose des Vents! Viva voi, miei adorati buchi del culo! Viva le anime degenerate e gli angeli caduti!

A questo discorso infuocato del generale dell’inferno non seguì alcuna reazione, finché egli non impartì un ordine…

— Adesso potete applaudirmi!

Gli applausi esplosero. I suoi diavoli facevano cozzare brutalmente le corna gli uni contro gli altri. Si strofinavano le punte delle code e le battevano sulle cosce arrossate. Urlavano grida di morte in segno di approvazione.

— Più tardi vi sparpaglierete per cercare e ritrovare ciò che mi manca. Dal collo fino alla punta dei piedi. Vedete, non ho perso la testa!

Fu allora che comparve, in mezzo alla piazza, uno strano animale venuto dal nulla.

Era Tonton Maxime, con la sua tecnica della zirgouille. Dopo essersi letteralmente vomitato fuori da sé — perché la carità ben ordinata comincia sempre da sé — dal suo nulla uscì anche Fleur, che teneva ancora ben stretta in mano la bambola voodoo. Come una bambina che trascina la sua bambola per un braccio. Inoltre, Tonton Maxime cercava di nascondere il diario personale di Rose des Vents, riportato dall’inferno.

Poiché Tonton mostrava le spalle al diavolo, quest’ultimo non poté notare subito né la donna nera né il diario. Ma il generale credette di avere un’allucinazione quando si rese conto che Tonton era privo di ano. Del resto, dato che Tonton si nutriva soltanto di nulla, a che cosa gli sarebbe mai servita una cosa del genere?

Alla vista di quel fenomeno, il generale Rose des Vents — cioè… la sua testa — indietreggiò appena… Ma si riprese molto in fretta, per non perdere la faccia, dato che ormai era tutto ciò che gli restava.

— Chi siete, per interrompermi? E che cosa ci fate qui? urlò il diavolo.

Tonton aveva paura. Non avendo mai visto il perfido svitato, re delle fiamme, se l’era sempre immaginato gigantesco, con una testa ripugnante, la pelle tutta rossa, zoccoli da capra, lunghe corna e un corpo atletico. Senza dimenticare la nube che, a suo avviso, doveva seguirlo ovunque. In breve: l’immagine arcaica che qualche persona fantasiosa, un giorno, aveva tracciato in una malsana illusione.

Ma il guardiano del nulla era convinto che, quando il diavolo fosse presente, un forte odore di zolfo avrebbe coperto qualunque altro odore. Invece lì si sentiva soprattutto odore di flatulenze. E, per di più, non si trattava che di una testa! Tutto questo non rassicurò affatto Tonton Maxime, tanto più che riusciva a vedere il demonio solo con la coda dell’occhio. Anche se non stava eseguendo alcuna zirgouille, era completamente sottosopra. L’agitazione di trovarsi faccia a faccia con… il diavolo gli fece perdere quel poco di controllo che aveva acquisito grazie alla breve pratica del linguaggio. E così ricominciò a balbettare ancora di più.

— Io mi m-m-mi… Mi chiamo… Che dico?! Tonton… Tonton. Che ridico?! E non faccio che pas… pas…

— Ma siete proprio un gran brodoso!

— No, volevo dire: sono soltanto di pas-saggio. Che dico?!

— Non potreste girarvi quando mi parlate? disse Rose, sentendosi sempre più offeso.

Detto ciò, Tonton si voltò nervosamente. Ma, ruotando su se stesso, urtò Fleur, che cadde proprio in mezzo a un gruppo di diavoli intenti a guardare la testa del loro capo parlare con il guardiano del nulla. Fleur non si fece male, ma si mise subito a camminare in mezzo alla folla sulfurea recitando la sua filastrocca: « Siete voi quello che cerco…, quello che devo?… » Naturalmente tutti mandarono quella splendida svitata al diavolo.

Rose era sbalordito da quella creatura bizzarra dal becco piatto e dalla sua apparizione improvvisa. Ma il tempo della vittoria, ai suoi occhi, era troppo vicino perché si lasciasse impressionare.

— Da dove venite?

— Vengo da pul nart… da nessun luogo. Che dico?!

— Suvvia, siate logico! Quando si arriva in un posto, si viene sempre da qualche parte. O no?

— È vero per tutto il tomb… tutto il mondo, volevo dire.

— Vedete? L’avete detto voi stesso.

— Sì! Ma papou… non per me… Che dico?!

— Volete forse fare lo spiritoso? Benissimo! Allora spiegatemelo!

— Prima che voi… mi vedeste, che voi mi vedeste… Che dico?! Ero qui?

— Ma certo che no.

— Sapevate dove mi trovavo?

— No, perché io non c’ero.

— Se non c’eravate, come potete affermare che io mi trovassi da qualche parte?

— Perché è così!

— Supponiamo che io scompaia in un batter d’occhio, nello stesso modo in cui sono arrivato: esisterei ancora?

— Ma sì, insomma… ehm… È ovvio!

— Dunque esisterei proprio perché scomparirei?

— Sì, in un certo senso!

— E dove sarei?

— Senza dubbio, da qualche parte.

— Allora, se affermate che io esisto da qualche parte perché non sono qui, non potete anche dire che sono altrove?

— In effetti!

— Se pensate a tutti i luoghi che potete immaginare, e io non mi trovo in nessuno di essi, non direste, cercandomi: « Non lo vedo! Non è da nessuna parte! »?

— Mmm! È possibile!

— Vedete? È proprio quello che cercavo di dirvi. Io vengo dal nulla.

— Per tutti i diavoli, volete davvero fare il più furbo con l’essere infetto che sono io? Sappiate che il cervello, qui, sono io. Inoltre devo confessarvi che sono impressionato dal vostro trucco magico. Io, che ho inventato l’illusione, posso dirvi che avete talento. E lo apprezzo al massimo, credetemi! Perciò, dato che in questo momento stiamo organizzando una piccola festa, vi invito!

I compagni — Henri, Marilyn, i due angeli e alcune anime liberate — si erano nascosti nella folla dei demoni. Si erano dispersi. Ognuno aveva la propria zona. Ognuno si occupava dei diavoli delle ultime file, per benedirli e convertirli. Poi scattava l’effetto domino. Tutti agivano in quel modo, tranne Henri Toutrec, che uscì dai ranghi. Si avvicinò al grande libro di Rose osservando la testa, del tutto sorpreso. Non si era mai immaginato il capo dell’inferno sotto quell’aspetto. Pensò che non restasse che fargli davvero perdere… la testa.

Aprì il diario a caso e cominciò a tradurre ad alta voce.

— Ma è il mio diario personale! Tabarnak!

Henri non si lasciò impressionare dalla testa. « Oggi ho dovuto prendere delle capsule di ferro, perché soffro di anemia. » Poi proseguì la lettura: « Ho rubato dei fuochi fatui per divertirmi a fare il mangiafuoco. Mi sono bruciato l’ugola. Ouch! Ahi! Aïe! Mamma! » Voltò pagina. « Oggi mi sono trasformato in umano. Sono andato in un bordello e ho chiesto a una peripatetica di frustarmi con tutte le sue forze usando una piuma di struzzo. » E ci sono angioletti appiccicati dappertutto.

— Chi siete? Tabarnak! Portatemelo subito!

Rose riusciva a stento a coprire le risate fragorose che si udivano ovunque.

Fra i pochi demoni che rispettavano ancora il generale e che non erano ancora stati assolti, due gli obbedirono. Trascinarono Henri fino alla testa.

Marilyn vide Fleur che, meccanicamente, stava per seguire Henri. La respinse subito, per evitarle di essere catturata dai coinquilini di Rose e dalle loro risa malsane. Ma così facendo la testa pallida notò Marilyn.

— Ehi! Riconosco quella bionda! È il mio sex-symbol preferito! È Marilyn Monroe. Portate qui anche lei!

La testa diabolica di Rose notò Tonton che si avvicinava, tutto preoccupato, ai suoi due amici. Temendo un nuovo trucco, il generale intervenne, avendo già previsto un altro piano per la coppia…

— Avvicinate quei due. Sì, il ragazzo e la ragazza. Che, peraltro, non è affatto male. Ho appena trovato per loro una punizione speciale.

— Ma io volevo inghiottirli! Ingoiarli tutti interi! protestò Tonton, pensando di riportarli nel nulla per salvarli dagli artigli… o meglio, dalle spine di Rose.

— No! Assolutamente no!

Poi il generale protese il naso verso una roccia piatta, di un colore grigiastro, e impartì un ordine secco:

— Portate la bella bionda e il piccolo bruttino. Metteteli su quella scena naturale. Sono già nudi, e lo trovo provocante. Mi fa schizzare i postiglioni dal piacere.

Spintonati, feriti nell’orgoglio, Henri e Marilyn si ritrovarono, nel giro di pochi secondi appena, nel punto indicato da Rose des Vents. Per salvare l’altro, facevano finta di detestarsi. Davano davvero l’impressione di non potersi sopportare. Continuarono a recitare. La loro interpretazione fu così convincente che persino Tonton ne restò intristito e si domandò che cosa potesse essere accaduto.

— Che ne facciamo adesso, vostro disonore? domandò Poil aux Cornes, un aiutante di Rose che aveva trascinato Marilyn su quel podio, permettendosi nel frattempo alcuni gesti sgradevoli.

— Liberate la scena, così che io possa rivolgermi a questi due esseri che si odiano — la recita degli innamorati era stata davvero molto convincente. Adoro osservare gli esseri che si detestano. È per me una delizia autentica, commentava la testa di Rose, sospesa sopra un trono portatile fatto con un termitaio abbandonato.

Fece cenno a un diavolo maggiordomo di grattargli il pizzetto, rifletté per qualche istante. Poi ordinò…

— Ehi!… Tu, Monroe! Schiaffeggia quel nanerottolo!

— Con molto piacere! gridò Marilyn, colpendo energicamente Henri, credendo di aver raggiunto soltanto la sua aura. Va detto che, dopo l’invasione, nulla era ancora davvero tornato alla normalità. Era un po’ come dopo un blackout generale: i clienti non vengono riallacciati tutti insieme.

Marilyn cercò di fargli capire indirettamente che stava fingendo l’odio. Si toccava la fronte con l’indice, come per lanciargli un avvertimento.

— Drin! Drin! Ehi, idiota! disse… C’è un cervello dentro quella zucca?

Poi bussò con le nocche sulla sommità del cranio di Henri.

— Toc! Toc! Toc!… Ehi! Oh! C’è qualcuno là dentro?… Pronto! Pronto! Pronto! onto… onto… Non c’è nulla, ma c’è l’eco! Ah! Che cervello ammuffito!

— Non sono sordo, ho capito, razza di bocca impazzita! rispose Henri con gli occhi grandi come palle da biliardo.

Attraverso il linguaggio angelico e la telepatia, le fece capire che, se non avesse ripreso subito a colpirlo, sarebbe stato lui a farlo per primo.

Sbam! Henri sobbalzò per quello schiaffo, forse non sincero, ma comunque notevole. La guancia arrossata lo confermava.

— Adesso a turno, più forte e più in fretta! ordinò ai due amanti il capo di tutti i diavoli, che godeva del proprio stesso malessere.

Senza esitare, pensando solo a salvare l’anima dell’altro, ciascuno obbediva simulando furia, colpi e antipatia crescente. Se avessero ancora avuto i loro corpi, il sangue sarebbe colato a fiumi sui loro volti. Nello scambio, il ritmo degli schiaffi cambiò tanto da farli finire per colpirsi simultaneamente. La violenza dei colpi li fece cadere a terra in perfetta sincronia.

Peccato: un’interruzione dell’aura si stava appena concludendo in quel preciso istante. Avrebbero sofferto meno.

Nonostante urla e strilli del generale davanti a quella caduta, poiché non poteva applaudire, ciò che sembrava uno scandalo gestuale cominciava ad annoiarlo. Soddisfatto di ciò che aveva visto, e ormai meno eccitato da quell’odio così ben simulato… « si alzò dal suo trono… », sollevando la testa… e scoppiando a ridere, emise un nuovo ordine… mentre lasciava sfuggire uno di quei venti… dalla bocca. Questa incongruenza gli diede un’idea. Pensò: « Se do al mio corpo l’ordine di scoreggiare, potrò ritrovarlo seguendo il tanfo pestilenziale che emetterà. »

Poi, con un sorriso che gli allargava la faccia, ordinò…

— Adesso… copulate! E fatelo con slancio!

La coppia, che già si guardava negli occhi, sembrò paralizzata. Nessuno dei due si aspettava una richiesta tanto libidinosa. Sentendo il bisogno di perdonarsi e di gettarsi l’uno nelle braccia dell’altra, si avvicinarono lentamente. Ma, proprio prima di toccarsi, si voltarono verso l’ignobile testa, per sincerarsi del desiderio del loro aguzzino.

— Volete che noi… dissero a turno Marilyn e Henri.

— Se non lo fate, troverò senz’altro il modo di costringervi. Capito?! Obbedite! E sarà ancora più disgustoso e ripugnante se vi bacerete! Ha! Ha! Ha!… Meglio ancora: so che vi verrà da vomitare l’uno addosso all’altra, se lo fate lentamente, accarezzandovi nel risentimento. Soprattutto dopo esservi colpiti, schiaffeggiati come avete appena fatto. Tabarnak! Quanto adoro l’odio! Una viva animosità non ha mai fatto male alla collera, per quanto ne so! È incredibile! Allora, che aspettate?

Con gli occhi chiusi, Marilyn e Henri si baciarono con passione, con un’intensità autentica, ma simulando disgusto. Come certi baci banali di quei siti pornografici terrestri. Rose non vi vedeva nulla di male: al contrario, ciò non poteva che compiacerlo. Poi, complici nel loro amore, accarezzarono i propri corpi con desiderio, fingendo una certa stanchezza che intrappolava il diavolo nelle sue fantasie. Spinsero l’audacia fino a gustarsi reciprocamente… durante quell’amplesso non del tutto… obbligato. Il diavolo sbavava davanti a quella che credeva una forma di ostilità sessuale. Al preludio carnale seguì l’avvicinarsi dell’orgasmo finale. Henri entrò in Marilyn. Marilyn accolse Henri. Lei lo stringeva, lui si espandeva. Lei lo lasciava scivolare via, lui tornava senza essersi mai veramente allontanato. Come una sirena, il ventre di lei chiamava l’amante che si arenava sulle sue terre umide… Poi lei si sollevava come un’onda, perché egli potesse di nuovo immergersi. Henri navigava verso l’estuario di quella baia in piena marea. Mescolavano le loro aure, all’insaputa del generale Rose.

Un bagliore sembrò accendersi attorno a Fleur. Gli amanti si erano ormai lasciati prendere dal loro stesso gioco. Nulla poteva più fermarli. Tutto, attorno a loro, si cancellava. Nulla li distraeva più dalla loro gioia aerea. Il movimento proseguiva con crescente vigore. Il loro ritmo ricordava quello di un’aquila in volo. La velocità aumentava, fino a somigliare quasi impercettibilmente al battito d’ali di un falco. Henri volava, Marilyn planava. Lei si lasciava portare dal suo respiro, poi lo seguiva. Respiravano come quando erano vivi.

Come una coppia di oche canadesi in migrazione, senza perdere l’orientamento, si dirigevano dritti verso il luogo che li attendeva. I loro percorsi quasi giunti al termine, i loro voti mutati in colombe annunciavano il messaggio finale. L’eternità parve improvvisamente comprimersi nelle loro anime. Infine si baciarono senza più nascondere il loro vero sentimento. Ormai non potevano più farlo.

Rose comprese d’essere stato ingannato; stava per reagire e condannare quei due amanti a supplizi orribili, quando Fleur, ormai sotto forma di luce, si avvicinò. Teneva ancora in mano la bambola voodoo e aveva ripreso a sfilarne gli spilli.

— Ma voi siete qui! Tabarnak! Datemi quella bambola. È mia.

Ma Rose, non avendo più il proprio corpo a portata di mano…, non poteva né prendere né tantomeno trattenere l’oggetto. Non poteva nemmeno far intervenire uno dei suoi accoliti, perché nessuno di loro aveva più le corna. Con suo immenso dispiacere, tutti i suoi diavoli erano ormai diventati umani.

Più Fleur estraeva gli aghi, più sembrava riprendere coscienza. Più riprendeva coscienza, più diventava luminosa. Quando quella luce divenne una delle più intense, più viva del fuoco, più abbagliante del sole, una sfera d’energia — come se contenesse tutte quelle dell’universo — la cinse e la incoronò.

Quella magia era così imponente e inevitabile che perfino Marilyn e Henri, pur restando uniti, non poterono fare a meno di osservare e ammirare il prodigio.

— È troppo bello! E guarda, anche Rose des Vents è sbalordito.

Poi la sfera, senza smettere di brillare, senza cessare di irradiare su tutti gli spettatori l’abbondanza delle sue onde luminose, si immobilizzò sopra la coppia.

Rose, preoccupato, angosciato, divenne isterico.

— Ma che diavolo succede ancora! Non solo mi compare davanti un tipo strambo venuto dal nulla. Non solo mi lascio incantare e prendere in giro da un’attrice e da un pivello. Ma adesso c’è pure chi vuole fare fuochi d’artificio! I fuochi, qui, sono affar mio! Se non lo sapete, ve li infilerò là dove non batte il sole! Così capirete bene chi è che porta la fiaccola da queste parti!

Già pallido com’era, Rose divenne di colpo livido per lo stupore.