GIOCO SACRO
SAGGI
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"Siamo figli di Dio oppure no? In ogni caso, molte specie del mondo animale — noi compresi — amano imparare attraverso il gioco. Anche da adulte! Ecco perché dico che il ‘Gioco Sacro’ esiste!"

Nessuno urla. Nessuno piange. Nessuno si infuria. Perché? Semplicemente perché non sto inventando nulla. Infatti, per quanto ciò possa sembrare paradossale, il “Gioco Sacro” esiste da quando l’uomo è uomo e si manifesta in tre forme principali:

A) "Il maggiore". Un gioco sacro magistrale che consiste nella fondazione di una religione, di una setta, di un movimento o di un gruppo religioso, nonché nel loro sfruttamento. Questo, fin dal punto di partenza... della loro verità assoluta.

B) "Il minore". Un gioco sacro imponente che compare in caso di scissione o scisma all’interno di una religione, di una setta, di un movimento, di una chiesa o di un ordine qualsiasi, in rivolta contro un’autorità per il possesso della nuova verità assoluta.

C) "Il marginale". Un gioco sacro fantasioso, epico e dai tratti anarchici. Assomiglia ai precedenti, ma esclude ogni pretesa di dominio. Molto più semplice, è soltanto un’affermazione di sé, senza progetto di sottomissione, attraverso dichiarazioni di opinioni o impressioni nuove su Dio, su ciò che potrebbe comporlo... o sostituirlo.

Tutte queste versioni sono il risultato di sogni, riflessioni, semplici ispirazioni o, con un po’ di fortuna, di illuminazioni convincenti. Ma nel caso del marginale, questa fede umile e personale in questo “essere assoluto” (indipendentemente dall’“immagine” che ciascuno se ne fa) non può esprimersi nei seguenti contesti: le grandi religioni e le loro estensioni, le sette, gli ordini, i movimenti o altri tipi di associazioni religiose. Perché questi insiemi, sinceri... soprattutto alla loro origine, predicano in gran parte basandosi su ciò che è già stato detto o scritto sull’essere assoluto. Religioni che rassicurano e strutturano lo spirito, ma che possono anche opprimere e turbare gli individui.

Nel caso del marginale, questa fede personale e umile in un “essere assoluto” (qualunque sia l’“immagine” che l’individuo se ne fa) non può dunque esprimersi nei contesti religiosi strutturati, perché questi gruppi — sinceri, soprattutto all’inizio — professano spesso sul principio del già detto, del già scritto sull’essere assoluto. Va bene. Va bene.

Inoltre, ciò che provoca, tra le altre cose, la presenza stessa del gioco sacro epico è il fatto che nessuna religione dimostra una reale volontà di sacrificio. (?) Nessuna manifesta una vera intenzione di collaborare alla creazione globale di un’organizzazione religiosa superiore a tutte le chiese e a tutte le sette di ogni tipo. (Niente panico!.....) Questa ipotesi, una volta applicata, condurrebbe a un grande e autentico sconvolgimento sociale mondiale. Non dimenticate nemmeno che questa idea è essa stessa frutto del gioco sacro marginale. (Adesso... fate pure panico!)

Dunque, il gioco sacro epico esiste per concedersi il diritto di immaginare questo “essere assoluto” o la sua inesistenza, ben oltre ciò che ci viene negato, nascosto o rifiutato. Il gioco sacro epico non semina ulteriore disordine creando nuove costituzioni religiose (*); offre semplicemente il piacere di amare questo “essere assoluto” o la sua “assenza” in modo accessibile a tutti. Il tutto senza limiti, poiché non si può delimitare ciò che non ha confini noti.

In nessun luogo, nelle sfere del sapere elevato, in questi contesti di conoscenze superiori e specializzate, viene mai menzionato il divieto di sognare, vero?... Ed è un bene! (**)

Allora, essendo come voi (lo spero con audacia) un figlio di sapete chi..., capirete che mi diverto al gioco sacro epico: “il marginale”.

Volete diventare falsi profeti? Basta fare previsioni improbabili o incomprensibili. Se dite: “Non morirò mai!”, allora sareste indiscutibilmente un falso profeta. E se la persona che cercate di convincere vi dice che non lo siete, che siete semplicemente un po’ folle, potreste rispondere: “Se non lo sono, allora sono un falso. E essere un ‘falso’ falso profeta significa, in qualche modo, esserlo!” Per concludere, il vostro interlocutore avrebbe forse ragione.

* Avvertimento: è preferibile che tutti gli imbecilli tentati dai giochi sacri maggiore o minore, annoiati dalla semplicità delle loro riflessioni nel gioco sacro marginale, comprendano bene quanto segue: La coscienza è un’“anima” a doppio taglio che naviga con noi fino alla morte – Esempio: Jim Jones.

** Dio non appartiene solo ai guru. Appartiene anche al popolo.