MUSE E ARTI
SAGGI
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INTRODUZIONE

Una donna, ma soprattutto un’ispiratrice che continua a vivere nello spirito di un artista; talvolta un modello che conduce quest’ultimo verso una produzione ricca di creatività nuova e distintiva; spesso anche un’amica il cui “regno” diventa una ragione di esistere per l’artista: ecco, in sintesi, il profilo della musa unica.

In modo più generale e più semplice... una musa è la fonte di una forte stimolazione che spinge chiunque possieda un certo potenziale creativo a esprimere l’emozione che quella persona suscita in lui. Questa piacevole tensione..., questa propensione a creare, può estendersi per un periodo breve, medio o persino per tutta la vita. Indipendentemente dal genere.

IL CONCETTO DI ARTISTA!... UN VALORE NATURALE.

Inutile soffermarsi troppo su ciò che ha portato la “Natura” a prevedere, nei suoi piani... l’esistenza di esseri dotati di una precisa facoltà d’astrazione e del desiderio profondo di materializzarne i risultati. _L’artista esiste._ Sappiamo che ci sono persone che nascono con dei doni — il giovane Mozart ne è l’esempio più lampante.
Sappiamo anche che la “Natura” ha pianificato... per la propria sopravvivenza... l’equilibrio. In una natura sbilanciata, l’umanità non esisterebbe.

LA MUSA... COMPLEMENTO INDISPENSABILE.

Il complemento naturale dell’artista è dunque la musa. Un essere che permette all’artista di liberare la forza creativa che lo abita. (Canalizzazione delle sue energie o ispirazione indiretta). In molti casi è verso di lei che egli riversa questa forza (ispirazione diretta).

La Venere di Willendorf! Per quanto possa sembrare strano, migliaia di anni fa è molto probabile che la Venere di Willendorf sia stata il risultato di un sentimento particolare tra un uomo del Paleolitico e una donna del suo tempo. Anche se, in genere, si concorda nel considerare questo manufatto in calcare come una delle prime rappresentazioni umane della fertilità, possiamo ritenere compatibili entrambe queste idee stimolanti.

I Greci dell’antichità dedicarono una parte del loro ricco cielo mitologico a donne immaginarie (evidentemente), dee favolose che presiedevano alle arti liberali dell’epoca. Erano le Muse. A ciascuna arte nobile del tempo era associata una di esse. L’importanza dell’insieme di idee della Grecia antica, vera “pietra angolare” della cultura attuale, spiega questa immagine ancora viva dell’essere posto sotto l’egida delle Muse.

Dobbiamo anche notare che un’altra grande civiltà, pur senza affermarlo esplicitamente, ha riconosciuto attraverso la propria cultura l’importanza di questo principio della “musa”. Ruolo ricoperto brevemente da uomini agli inizi, poi da donne dotate di virtù altruiste e di una dedizione fedele ai loro signori, le Geishe spiegano, con la sola loro esistenza storica — e con grande chiarezza — l’importanza capitale di questi esseri che fanno sognare. Infatti, possiamo immaginare la cultura giapponese senza queste figure esotiche? O ricordare a memoria le stampe giapponesi senza di loro?

Allo stesso modo, le cortigiane del Rinascimento non avranno avuto effetti altrettanto felici sui pittori di corte... legati ai servizi capricciosi ma estetici dei re? Immaginate questa situazione: un artista ufficiale che lavora per settimane a dipingere una giovane regina. Vestita dei suoi abiti più belli, lei posa per lui. I loro sguardi si incrociano e lei gli sorride. Non arricchirà forse l’opera con quel momento vissuto?

Anche se un dubbio aleggerà sempre sull’identità del modello, e sebbene questo artista geniale abbia anche progettato macchine da guerra, Leonardo da Vinci ha senza dubbio provato vibrazioni particolari davanti alla Gioconda. Indipendentemente dalle numerose ipotesi sull’opera e sull’origine del soggetto, non c’è dubbio che la Gioconda fosse una vera musa.

La storia conta un gran numero di queste donne. Eccone soltanto alcune, più recenti... presentate in ordine cronologico.

- George Sand, scrittrice del secolo scorso; ispirò numerose opere a Frédéric Chopin durante i sette anni della loro relazione. Un piccolo promemoria: Sand era femminista. "Prova inconfutabile che la musa non è necessariamente un elemento immaginario sdolcinato o un principio passivo!"

- Gala per Dalí. Per il celebre e divino pittore, tutto passava attraverso Gala. Dopo la morte di lei, nel 1982, la salute dell’artista declinò. Considerando l’aspetto musale rivelatore di questa donna, Gala, prima di incontrare Dalí... era la moglie del poeta Paul Éluard.

- Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre. La coppia di intellettuali! Chi era la musa?... Le ispirazioni dell’uno passavano senza dubbio attraverso l’approfondimento analitico delle esperienze dell’altro.

Marilyn Monroe (vedi anche più avanti nel testo) per Arthur Miller. È risaputo che questo scrittore si ispirò alla sua celebre moglie per la sceneggiatura del film "The Misfits". Anche se lui preferiva isolarsi nei suoi alloggi per immaginare…; la sua anima non poteva che impregnarsi degli effluvi dei più straordinari coiti con questa donna eccitante._ "Ma come faceva a battere a macchina?"

- Jane Fonda per Roger Vadim. Si potrebbero senz’altro citare altre muse nella vita di questo grande cineasta, come... l’eterna e sorprendente Brigitte Bardot. Ma supponiamo che nel volto della signora Fonda traspaia una nobile audacia assai marcata. Aspetto che sicuramente non mancò di ispirare il regista.

- Yoko Ono e John Lennon. Questa donna, pittrice di indiscutibile talento, offriva all’incredibile John Lennon la possibilità di vivere intensamente questo fenomeno della presenza di una musa nella propria esistenza. Senza commentare le opere di Lennon "prima di Yoko" o "durante il periodo Yoko", notiamo che la sua poesia sembra assumere un colore e un linguaggio differenti dopo l’arrivo di lei. Questa meravigliosa canzone che è "WOMAN" non sarebbe mai stata la stessa, o forse non sarebbe nemmeno esistita, senza la presenza di Yoko al suo fianco.

Infine, non si dice forse che dietro ogni grande uomo ci sia una... donna? Perché il proverbio non viene riformulato così?... "Spesso, dietro ogni grande uomo, c’è una donna... più straordinaria di lui."

ALLA SCOPERTA DI UNA MUSA.

Supponiamo subito che ne "La Nascita di Venere", opera del pittore Botticelli, rappresentazione della dea italica, l’artista esprimesse per allegoria la maturità, l’ispirazione, il fascino e la bellezza; alcune delle qualità richieste per questa "vocazione particolare" di musa. Il pittore paragona quindi Venere (che nel cuore di ogni immaginario maschile genera anche l’idea di musa) a una perla rara.

Questa simbologia sottintende che un essere di tale qualità non compare da un giorno all’altro. Questo talento non si scopre certo in una scatola di cereali. La sua scoperta deriva da un’evoluzione complessa. Questa "profonda presa di coscienza" è infatti un evento molto raro, e il riflesso del ricorso a questo talento non si attiva automaticamente.

Allo stesso modo, spesso questi due esseri del tutto particolari, con vite parallele, riuscirebbero a emanciparsi e a brillare solo grazie alla loro simbiosi. Alcune donne si sentono spesso soltanto lusingate di ricevere una poesia, di ispirare una canzone o di fungere da modelle per un quadro, e non si rendono conto di generare energie complementari alla creatività dell’artista. Il loro mutismo attribuisce dunque tutto il merito a quest’ultimo. Non possono beneficiare dei frutti di una menzione ufficiale che rivelerebbe che sono una fonte, una luce, un catalizzatore di talenti. Le muse sarebbero forse esseri fondamentalmente discreti?

PRESA DI COSCIENZA DELLA MUSA.

Una musa che comprende l’importanza della propria esistenza accanto a un artista specifico, ...o persino della propria dinamica all’interno di un movimento artistico, a beneficio della cultura, possiede una grande coscienza della Storia. La sua presenza trascendente e la sua influenza complessiva si percepiranno nell’evoluzione creativa e nell’insieme delle opere, ...e potranno talvolta perfino toccarsi attraverso tratti di genio.

SEGNI INVISIBILI E GRAFFITI SUBLIMINALI.

Chissà... se, in noi osservatori, quando sopraggiunge un momento di fantasticheria, come uno smarrimento all’ascolto o alla visione di un’opera, non stiamo in realtà decifrando un istante poetico vissuto dall’autore... Come una lettura a livello del subconscio...

Chissà... se, come un messaggio subliminale, certi momenti squisiti e privilegiati della realizzazione delle opere, come testimonianze della complicità tra l’artista e la musa, non vi siano inscritti.

Chissà... se, in quei momenti, non stiamo attraversando una zona che supera l’analisi critica e gli schemi stabiliti... Come una presa di coscienza di un linguaggio e di un vocabolario invisibile e unici a ogni opera. Un punto di riferimento concentrato di segni che decide della qualità._ "Capolavoro o scarabocchio?" E perché no?...

Chissà... se noi esseri umani, che siamo appena un po’ più degli animali, non abbiamo il potere di impregnare la vita del nostro passaggio in un modo unico alla nostra natura. Un modo la cui percezione oggi sarebbe attenuata dal nostro ambiente terrestre chimicamente squilibrato...

Chissà se questi segni, come un richiamo... del nostro passaggio, non siano un prolungamento psichico della nostra reazione umana alla riproduzione.

Chissà se questo desiderio istintivo non sia radicato nei nostri geni.

Infine, chi può provare che le muse non possiedano quella chimica sconvolgente che spinge l’artista, costringendolo a superare la condizione animale, a lasciare un segno nel tempo, a testimoniare i suoi sogni.

L’INCONTRO.

In queste condizioni, quale artista non spera in un incontro del genere? Quale artista non subirebbe un turbamento alla scoperta impressionante di una musa._ Rivelata da segni o svelata sottilmente dal suo subconscio, come una proiezione della sua anima, l’artista può riconoscere immediatamente l’essere che il destino gli presenta, se è libero da ogni preoccupazione.

Senza attribuire all’artista uno stato e una sensibilità diversi da quelli dei suoi simili, consideriamo che egli cerchi continuamente di iscrivere nel tempo ogni relazione privilegiata che lo commuove. È attento.

Ma, paradossalmente, è un individuo che ricerca costantemente la luce pur mantenendosi in uno stato paragonabile alla prima fase dell’ipnosi. Può essere “lunatico”, distratto.

Questo stato di semi-coscienza gli permette di percepire un essere naturalmente complementare a lui. Può cogliere in quell’essere il riflesso di una grande sensibilità. Questa constatazione si sviluppa attraverso la scoperta di “paesaggi brulicanti” nell’esplorazione degli occhi di lei. Può immaginare che questo fenomeno dai tratti onirici continui oltre il primo contatto. Perché sa che la musa può diventare un legame, una via, un mezzo di avvicinamento alla creazione pura.

Questo rapporto, portato all’estremo, può spingere i creatori a considerare questa “metà” come indispensabile, persino vitale. (Dalí e Gala)

L’identificazione di una musa da parte di se stessa è improbabile; il “processo chimico” si innesca, con stupore, innanzitutto nell’artista. Il movimento inverso (cioè una musa certa di ispirare) indicherebbe una grande presunzione.

La sua intuizione gli indicherà, come un impulso d’ispirazione, una musa. Le reazioni iniziali, simili a un colpo di fulmine, possono renderlo goffo nel suo approccio se manca di fiducia, o esasperante se è presuntuoso. Distinguere tra il fenomeno dell’amore e il riconoscimento di una musa può rivelarsi complicato, poiché in entrambi i casi vi è generosità del tempo e importanza del momento presente.

LO SCAMBIO.

In effetti, solo i diretti interessati possono distinguere, grazie all’intensità e/o alla durata, queste due cose meravigliose. In quest’ultimo caso, se l’amore avvolge la relazione tra i due individui, l’influenza naturale della musa ne risulterà accresciuta. L’amore (sincero e profondo) tra questi due esseri si rifletterà sulla qualità e sull’ampiezza della produzione.

Insomma! Anche facendo momentaneamente astrazione dall’amore, può comunque nascere una relazione più profonda se la musa possiede la saggezza e la maturità, o in alternativa l’audacia necessaria per una presa di coscienza improvvisa di questo dono. Una qualità che, per così dire, assume la forma di un potere e di un’influenza. Ma la musa stessa può dubitare delle proprie qualità ispiratrici o considerarle futili. In tali condizioni, l’artista deve tenere presente che questa persona è stata probabilmente vittima di un “museratore” di muse (più avanti nel testo).

Chissà se... per l’artista, questa chimica impercettibile della musa non trasparirebbe semplicemente nella sua fisionomia.

Questa menzione del processo chimico, questa affermazione di una chimica particolare, non può ovviamente essere né dimostrata né smentita. I confini della realtà vengono qui superati e raggiungiamo il mondo stesso dell’artista. L’universo dinamico dell’artista ispirato da una musa. È il pianeta della successione consapevole delle fantasticherie, le alte sfere dell’immaginazione e dei fantasmi coltivati.

La maggior parte degli artisti conosce i limiti del proprio talento. Se si verifica un blocco creativo, la causa non è necessariamente attribuibile alla musa! Anche se la qualità di magnetismo posseduta da una musa può variare secondo la sua “struttura chimica”, la sua ricettività e le sue intenzioni. Insomma, se vi è un seguito, dunque un riconoscimento reciproco, può nascere l’amore o una grande amicizia.

MUSE SENZA MUSA.

Nella situazione drammatica in cui la musa non si riconosce come tale, né per lui né per un altro creatore, l’artista deve rassegnarsi all’abbandono. Tuttavia, per l’arte, deve conservare la speranza che, anche se assente dalla vita di lei, ella finisca per comprendere l’ampiezza del meraviglioso che la compone._ L’artista può ricorrere alla creazione come valvola di sfogo al proprio dolore. Ma deve fare attenzione a non intrappolarsi nella coltivazione incessante del suo turbamento! Anche se sa che un’amicizia respinta è spesso indice di una repressione, almeno minima.

Con ultimi sforzi, proiezioni, trasferimenti, ricorrendo a placebo d’ispirazione (diversi per ciascuno, l’alcol o la droga essendone due tristi verità), l’artista può comunque creare. Ma non raggiungerà mai quella passione naturale e istintivamente cercata. Quella intenzione quasi religiosa... perché devoto all’amore istintivo per l’umanità, devoto alla propria vocazione per l’arte e, con un po’ di fortuna, soprattutto al proprio amore per la musa.

Creare, senza essere ispirati da una musa in particolare, è reale e semplice. Altri elementi possono elevare l’anima dell’artista e far crescere un’opera; un ideale o la natura possono esserne la fonte. È un dato di fatto. Ne possono derivare produzioni valide. Ma, in queste condizioni, affinché l’opera si erga nel tempo come straordinaria, dobbiamo forse credere che l’immaginario dell’artista si incarni nei suoi sogni sotto una simbologia femminile? Una sorta di valvola di sfogo onirica, una trasposizione della sua passione sotto forma di musa interiore? Un’ambasciatrice, un’intermediaria tra il conscio e l’inconscio?

MUSERATORI DI MUSE.

Uno dei gravi problemi dell’umanità, un ostacolo alla sua evoluzione, è che noi uomini siamo stati a lungo, da secoli, soprattutto dei "museratori" di muse. Amara verità! I primi "museratori" di muse sono spesso artisti che, sotto la guida della propria arte, per soddisfare anche innocuamente i loro normali bisogni sessuali, usano l’astuzia per attirare. "Mi ispirate!" "Voglio dipingervi!" Conosciamo il cliché._ Eppure è facile evitare la trappola: ...prendersi il tempo di studiare la situazione. "...prudenza in amore..." Dopo il misfatto..., le muse in divenire dubitano di sé stesse. (Credevo di ispirare?) Il processo di emancipazione del loro dono viene interrotto. La seconda categoria è quella degli affascinatori che non possiedono alcun talento e fingono di essere artisti._ "Mi ispirate!" "Voglio dipingervi!" "Scriverò un romanzo!". Questi non fanno altro che scarabocchiare mentre parlano al telefono, o scrivono un’unica poesia di quattro “righe”. "Ma c’è anche l’amore..." Dopo il fatto, questi esseri che avrebbero potuto essere muse si pongono in una posizione difensiva (Non mi farò più ingannare!), e finiscono per chiudersi in sé stessi.

La terza e peggiore categoria: i picchiatori di donne. Queste persone distruggono più che muse! È la distruzione della vita! L’amore viene assassinato a pugni! È il “delitto dell’anima”. “È l’erosione satanica dell’evoluzione dell’essere e della sua sensibilità”. Un freno all’evoluzione dell’umanità.

MARILYN MONROE: UNA MUSA POP CORN IMMORTALE.

Come menzionato in precedenza, spesso nel processo creativo si iscrive il riconoscimento della musa. Di conseguenza, vi si aggiunge anche il sogno o gli stati di fantasticheria che "l’immagine" dell’ispiratrice innesca nel subconscio dell’artista. Questa immagine che lei proietta sull’artista è fondamentale per i valori qualitativi e quantitativi della produzione.

In queste condizioni, come spiegare il fenomeno Marilyn Monroe? Non è affatto un modello che corrisponda ai canoni e alle convenzioni attuali della moda. E la dea non lo era nemmeno dieci, quindici o vent’anni fa! Allora, come può ancora sedurre? Come può ancora far sognare? Come spiegare la sua appartenenza alla metà del ventesimo secolo, se la sua immagine si impone come senza tempo?

Numerosi artisti in tutto il mondo sono stati ispirati da lei anche oltre... la sua morte. Ovunque esploderanno ancora domani..., nell’immaginario dei creatori, nuove idee che la valorizzeranno. Questo fenomeno è l’effetto pop corn!

Paul Claudel diceva: "Anche l’intelligenza funziona pienamente solo sotto l’influenza del desiderio" — Marilyn susciterebbe ancora desiderio, nonostante la "presa di coscienza" della sua scomparsa? Era una forza ispiratrice in sé.

Gli echi sconvolgenti sulla sua vita privata, le vibrazioni dolci della sua voce, l’aria spostata da quei movimenti d’anca sensuali, tutto ciò — e molto di più — è come il primo battito d’ali che avvia la dinamica dell’effetto farfalla.

Molti anni dopo la sua scomparsa, la sua immagine continua a ispirare, e questa particolarità diventa in sostanza una sorta di estensione artificiale del suo respiro e del suo desiderio di essere amata. _Quel carattere che ci ammalia avvicinandoci alla sua anima, la sua alchimia "subconscia" ci costringe a classificarla nella categoria delle muse immortali.

Gli artisti dell’epoca di Marilyn o i nostri contemporanei, famosi o sconosciuti, hanno sentito l’incantesimo di quel non-so-che marilyniano e hanno trasposto le loro impressioni nelle loro opere. (La canzone Candle in the Wind creata da Elton John ne è un bell’esempio. Per di più, si tratta di un’opera che definirei "spiritufila" (vedere su questo sito: Philo). La sua seconda versione dedicata a Lady Diana non cambia questo fatto.)

Nessuno può dubitare che, con tutti gli oggetti e le pubblicazioni su Marilyn Monroe, e soprattutto con il suo proprio lascito culturale, le si potrebbe già oggi dedicare un museo. Inevitabilmente, si dovrebbe aggiungere una sezione che presenti quelle opere nate grazie alla sua influenza "musale". Infine, non nascondiamoci che questa presenza straordinaria è attribuita allo "star system". Ma non nascondiamoci nemmeno che Marilyn Monroe possedeva una qualità umana, un dono che nessuna organizzazione potrà mai riprodurre. Neppure con la clonazione! Sotto la sua pelle da artista, lei era una musa.

PER UN RICONOSCIMENTO DELLE MUSE.

Cosa sarebbe il mondo senza le muse? Cosa sarebbero la bellezza e la maestosità di tutte le civiltà del mondo, senza di loro? Le muse non meritano forse di essere ufficialmente riconosciute? _Probabilmente ci sarà chi dubiterà della veridicità stessa dell’esistenza dell’idea di ispirazione; e quindi, delle muse. A costoro dico: "Tenetevi il vostro mondo asettico, privo di ogni sogno e, se siete profondamente infelici, ora ne conoscete la causa! Vi manca la poesia!" Se, anche solo come gocce d’acqua che scavano una pietra, le civiltà attuali ammettessero semplicemente l’importanza dell’ispiratrice nella vita di ogni creatore (con l’intervento ufficiale dei governi attraverso i loro ministeri della cultura), sarebbe un passo in più per l’Umanità. Perché tutto ciò che riguarda l’evoluzione sociale dell’"Uomo" deve ormai passare attraverso i passi compiuti dalla Donna.

Ma non esistono solo le grandi muse, ci sono quelle numerose donne del popolo che semplicemente incoraggiano uomini ordinari a sviluppare i loro talenti. Così come esistono uomini del popolo che incoraggiano donne ordinarie a sviluppare i propri. Tutto questo, con l’umile obiettivo di migliorare il proprio ambiente e il proprio destino. A modo loro, nelle rispettive arti, gli artisti ne parlano, le vivono, si nutrono dell’anima della loro presenza e, grazie a loro, semplicemente migliorando la propria vita, arricchiscono l’esistenza degli altri esseri umani.

Muse: Louise L. e M.M.

1- Le muse greche: Clio per la poesia epica e la storia, Euterpe per la musica, Talia per la commedia, Melpomene per la tragedia, Tersicore per la danza, Erato per l’elegia (canto triste), Polimnia per la poesia lirica, Urania regina dell’astronomia e infine Calliope, che stimola l’eloquenza.

2- Ipotesi sull’interrelazione delle cose, secondo cui lo spostamento d’aria causato dal battito d’ali di una farfalla in Cina "potrebbe" finire, per effetto esponenziale, in un violento temporale altrove sul pianeta.