DELUSIONE MORBOSA
Questi messaggi d’amore sono trovatori, che impartiscono la lezione che amare per sempre è “la preghiera”. L’orazione che sconvolge Dio nella sua ragione, spezzandolo senza esitazione nel cuore della sua dimora. Dio ha gli occhi pieni di lacrime, la testa in pianto. Il cuore in frantumi, i ricordi si sbriciolano, dall’ombra alla luce, il male pericoloso mi osserva. L’anima nuda, senza armi, il mio corpo si illude di una vita in provetta. La prova del codardo, dall’ombra alla luce, il male pericoloso mi osserva. Doppia vita, doppio dramma, il mio respiro si spegne, l’amore non si compra. Né oro né paillettes, dall’ombra alla luce, il male pericoloso mi osserva. Inseguire invano la donna, a freddo o nell’ardore, il suo veleno non si arresta se non davanti alla morte sempre pronta. Dall’ombra alla luce, il male pericoloso mi osserva. Vestita di nero, il suo fascino, scorpione del mio cuore, tutto è male, turbamento. La mia morte sarà la tua festa. Dall’ombra alla luce, il male pericoloso mi osserva.
IL DISTRATTO
Se vuoi un bacio,.. mmm...! Cercami! Trovami! Se vuoi ferirmi, fuggi lontano da me! Se non mi segui passo a passo Ouhhh! Che fracasso! Se scivolo sotto le tue lenzuola allora...! mi dico... Muoviti, ragazzo! Io qui, tu no! Che fare di te? Se ho voglia di bo bi bo bi, allora BA BA BI BO BI, io, io! Se vuoi baciarmi, cercami, trovami. Se vuoi ferirmi, fuggi lontano da me. Tu qui! Io no. Non mi muoverò di un passo. Io qui, tu no! BABABIBOBI! * Io, io! Se vuoi baciarmi, non mi importa di me. Mi avvicino a te. Io qui! Tu no! Non mi vendicherò, neanche una volta. BABABIBOBI! * Io, io! di farmi impazzire volevo il tuo cuore, io. Io qui! Tu no! Tu qui! Io no!
LE GOCCE DI PIOGGIA
Le gocce di pioggia, senza essere dolci lacrime, e il sole che brilla e incanta, entrambi messaggeri dei sogni più folli! Una parte di me vola verso le stelle lassù. Più in alto ancora ci sono momenti d’amore concessi, così caldi, così forti, che sfido il destino. Nessun orifizio, nemmeno nella malizia, sostituirà il dolce varco, questa grotta umida e più che vuota, che sola potrebbe colmare la mia anima assetata.
LA MANNA
Il suo verbo è scivolato dal cielo, come manna. Risuonano ancora parole che raccolgo, dorando l’onestà che, sottile, mi invita ...a presentare felice il cuore sul palmo. Fu fata, poetessa o allegra gitana, degli echi della sua voce ancora vivo. Così in alto, così lontano, come il volo di un ideale, una felicità folle, acchiappatrice d’atomi. Dal suono prezioso emergeva... Che dico?... Emanava! L’immaginazione elaborata ma diafana, di vibrazione limpida come cristallo, come fiore raro dai balsami preziosi. Tra gli artisti del pianeta, incluso me, Côme, che cercano da tempo, come possono, l’ispirazione vivente che li salva, sarei io colui a cui la musa lascia il filo d’Arianna....
L’ESISTENZA DELL’AMORE
L’amore è mai esistito? Amo e non sono amato, sincero e generoso,... Cerco, cerco. È forse una ricerca dell’impossibile? Dove trovarlo? Forse è un’utopia? Una melodia d’idee. Il desiderio di esplodere! Di dilatarmi e diffondermi... nel sogno di un’amata. Questo amore esiste? È nato? Amo teneramente. Voglio vivere nel mio tempo, volteggiando nello stesso slancio. Ma se questa musa,... se l’amore fosse venuto a me, avrei saputo perché?
METTITI AL CALDO
Prendimi alla parola. Morire dal ridere, dire che, lo sai, non è poi male. Mettiti al caldo. C’è qualcosa da dire, tutto è da fare. Prendimi alla parola. Non voltarmi le spalle. Io non sono. Non sono una carta da Bingo. La mia faccia non è... Tic tac toe. Bingo! Quando la mia X blocca la tua O. Il mio cuore grida Tic tac toe. Parole, parole, oh! Oh! Oh! Muto e bocca chiusa. Parole, parole, oh! Oh! Oh! Qué tic e tac! Qué tic e tac! Qué tic e tac! Qué tic e tac! Come un treno. Nella mia vasca, Qué tic e tac! Qué tic e tac! Qué tic e tac! Qué tic e tac! Orologio alla mano, prendi la mia mano, dopodomani. Padre, madre, permanente. Perdi adesso, ma permetti. Parla prima... poi è il vento che ha il morso tra i denti! Con parole e giochi. Oh! Oh! Oh! Muto e bocca chiusa. Quando la mia X blocca la tua O, il mio cuore grida Tic tac toe.
FANTASTICHERIE ALLO SPECCHIO
Il tuo. Quello che non è. Quello che non sarà. Ho sognato di tenere un sogno. Il mio. Quello che nasce da... ...quelli che tu fai. Ho sognato di creare sogni. Un gioco che non esiste, che cerca l’oro. Tutti sogniamo sogni unici. Vestiti di una tunica. Sogniamo di mangiare. Ho sognato di scegliere i miei sogni. Poi venderli all’asta, finché non ne resti più nulla.
ORTOGRIFFI
Eccomi, in piedi davanti a te. Un foglio trema meno di me. Troppe emozioni a nudo! Presto, immagino la mia stessa mano schiaffeggiarmi senza pietà per rimettermi in piedi. Leggi ad alta voce. Sconcertato. Gli errori cadono a cascata. Addio, idee delicate! Avrei dovuto aspettare domani… Levigare l’involucro. Rifare i compiti. Dai! Me l’avevano detto, di rileggermi per crescere. Ah! La sciocchezza persiste. Ecco l’imbarazzo del furbo… La vergogna del pavone. Oh! Il mio francese… québécois. Avrei voluto la mia gioia immensa… fino al brivido. Che vuoi che dica? Correggersi sarebbe inutile? Lo stress, come un lucchetto, ha chiuso il mio cervello folle. Come un clown guastafeste, dico: Guarda il mio naso! Guarda! Ridete pure a volontà. La mia ortografia vi lascia a metà. Il mio fiuto, troppo attento, cercava solo l’amore che inebria. E quello… l’avevo perduto. Nessuna traccia: né bozza, né prova. Allora ho convocato l’ombra digitale, un soffio d’inchiostro senza volto. Mi ha restituito le parole — o il loro riflesso — e ho firmato, turbato ma riconoscente.
BOCCIOLO DI ROSA
Come un bocciolo di rosa al mattino, tutto umido, la prima parola di una prosa, la fine del vuoto o l’inizio di qualcos’altro. La mia anima è tornata. Era fuggita? ...perduta. Mi trovava arido! Malato e malinconico, al suo collo prese le redini verso il nulla che inquieta. Ma la mia anima è tornata. In una posa strana. Cercavo, allora avido, ragioni all’andropausa... In uno sguardo rapido ti ho visto come un fiore sbocciato! Sì, è tornata, perché ho un’anima solo alla tua vista.
PIUMA
Se avessi la penna del tuo amico, l’autore, lascerei le parole volare senza timore, stendere le loro ali diafane, nel chiarore. Vicino a te si abbandonerebbero, come non osa il mio cuore. Se avessi la penna del tuo amico, l’autore, inventerei nuovi echi senza che muoiano, ripeterebbero, per te, bella, suoni che sfiorano, che girano lievi senza spaventare alcuna ora. Se avessi la penna del tuo amico, l’autore, i miei versi sarebbero carne in riposo, pietre a colori, velluto e scintille. Come un cuore sfiorato con un dito, che esploderebbe di piena felicità. Ah! Se... sarei poeta delle nebbie e della luna, l’imperatore.
SEGRETI
Un giorno, spero, parole... che saranno dolci o gravi, forse tutte insieme, usciranno dalla loro gabbia. Giocheranno con l’ego per liberare i danni, come lacrime d’eroe scorrendo senza tregua, annegando forza e coraggio. Sì! Ho sognato quelle parole riunite in un piccolo villaggio lavato da ogni pettegolezzo. Lasceranno volare i segreti dell’uno, dell’altro; ...saggi.
IL BAMBINO E IL MARE
Un bambino, coi piedi nell’acqua, si chiedeva da dove venisse il mare. “Da dove arrivano queste onde fiere?” diceva ad alta voce. Cercò di moltiplicare le parole, per trovare risposta alla sua chimera. Ma una lacrima sciolse il mistero nel suo cuore di fanciullo. Per consolarsi dai suoi mali, raccolse una conchiglia da terra. La portò all’orecchio già familiare, al suono dell’oceano e dei suoi echi. “Perché piangi, bambino?” sentì da quella voce singolare. Senza stupirsi né fuggire dall’estranea che nella sua testa seminava confusione. Ripeté le stesse parole, simili a quelle di ieri: “Voglio sapere da dove viene il mare. Capire perché è così bello.” “Piccolo, fai lavorare il cervello. Pensa molto forte a tua madre. Sai che anche lei viene da una madre, e che si può risalire ancora più in alto. Vedi il livello dell’oceano? Là dove si perdono barche e mongolfiere. È da lì che vengono le madri e il mare. Da quel luogo dove tutto è ruscello. Ti sembra lontano, piccolo eroe? Non preoccuparti, guarda dietro. Sono insieme le tue nutrici. Perché tua madre beve al bordo del ruscello. Nella sua gola scende una goccia d’acqua, che, come la prima della terra, sperava di diventare grande e mare, e della vita diventare il gioiello.” Il bambino prese quella risposta come un dono e concluse alle parole del compagno: “Grazie, capisco che mamma è un mare, che assomiglia a quella goccia d’acqua. Che io sia qui o in un castello, per migliorarmi e anche piacermi mi basterà guardare mia madre, perché lei è la cosa più bella.”
ZONE LIBERE
Tra due zone libere, volavo alto e felice, naturale ed equilibrato, giocando ai miei stessi giochi. Vagavo in sogni a frammenti, cantando ancora più alto il mio fuoco; ridevo soltanto, evitando le rughe e il grigio nascente nei miei capelli. Compiaciuto in sogni aridi, in amori piovosi, aggrappato a scambi acidi, dimenticavo d’essere vero e leale. Ecco che arrivi, come un angelo timido, risvegliandomi ai beni, al meglio, cancellando in me incubi fetidi e sentieri spinosi. Così, sbiancato e lucido, proiettavo arcaici voti forgiati dalla mia anima pallida e fredda, che tu, musa e compagna, soffi verso Dio.
TANTO E TANTO
Tante canzoni d’amore, tante poesie, tanti scritti meravigliosi, già inventati. Tante piccole parole, tanti dolci sentimenti, dei belli alle loro belle, già confidati. Tanti sguardi, tanti sorrisi, tanti teneri vissuti, sono stati percepiti. C’è tanto e tanto che amerei! Tanto e tanto di tutto che vorrei donare. Ma nella creazione non c’è esclusività. Tanti trovatori che vorrei vedere ispirati, vivere grazie a te.
VENTO D’OBLIO
Vento dello spirito, scaccia l’oblio. Ridona respiro alla vita. Come a una rinascita. Come al Rinascimento.